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Marco Michelini | 19 gennaio 2011

Apud Helvetios longe nobilissimus fuit et ditissimus Orgetorix. is M. Messala [et P.] M. Pisone consulibus regni, cupiditate inductus coniurationem nobilitatis fecit et civitati persuasit, ut de finibus suis cum omnibus copiis exirent: perfacile esse, cum virtute omnibus praestarent, totius Galliae imperio potiri. Id hoc facilius iis persuasit, quod undique loci natura Helvetii continentur: una ex parte flumine Rheno latissimo atque altissimo, qui agrum Helvetium a Germanis dividit, altera ex parte monte Iura altissimo, qui est inter Sequanos et Helvetios, tertia lacu Lemanno et flumine Rhodano, qui provinciam nostram ab Helvetiis dividit. His rebus fiebat ut et minus late vagarentur et minus facile finitimis bellum inferre possent; qua ex parte homines bellandi cupidi magno dolore adficiebantur. Pro multitudine autem hominum et pro gloria belli atque fortitudinis angustos se fines habere arbitrabantur, qui in longitudinem milia passuum ccxl, in latitudinem clxxx patebant.

 

Tra gli Elvezi Orgetorige era di gran lunga il più nobile ed il più ricco. Nell’anno del consolato di M. Messala e M. Pisone, spinto dalla brama di potere, egli ordì una congiura di notabili e persuase i suoi concittadini ad uscire dal loro territorio con tutti gli averi: per loro, primi fra tutti in valore, sarebbe stato facilissimo impadronirsi dell’intera Gallia e dominarla. E più facilmente li persuase di ciò, in quanto gli Elvezi sono oppressi da ogni parte dalla natura dei luoghi: da un lato dal fiume Reno che, col suo corso molto ampio e profondo, divide le terre elvetiche dai Germani; dall’altro lato dalle altissime cime del monte Giura, che si frappone fra Sequani ed Elvezi; dal terzo lato dal lago Lemano e dal fiume Rodano, che divide la nostra provincia dagli Elvezi. Per tale motivo potevano compiere solo brevi sconfinamenti ed era per loro più difficile muovere una vera guerra ai confinanti; e per una stirpe così avida ciò era fonte di grande dolore. In rapporto poi al gran numero di abitanti e alle gloriose tradizioni di forza guerresca ritenevano di avere confini troppo ristretti: confini che misuravano 240 miglia in lunghezza e 180 in larghezza.

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