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Marco Michelini | 28 gennaio 2011

His rebus adducti et auctoritate Orgetorigis permoti constituerunt ea quae ad proficiscendum pertinerent comparare, iumentorum et carrorum quam maximum numerum coemere, sementes quam maximas facere, ut in itinere copia frumenti suppeteret, cum proximis civitatibus pacem et amicitiam confirmare. Ad eas res conficiendas biennium sibi satis esse duxerunt, in  tertium annum profectionem lege confirmant. Ad eas res conficiendas Orgetorix deligitur. Is sibi legationem ad civitates suscepit. In eo itinere persuadet Castico Catamantaloedis filio Sequano, cuius pater regnum in Sequanis multos annos obtinuerat et ab senatu populi Romani amicus appellatus erat, ut regnum in civitate sua occuparet, quod pater ante habuerat; itemque Dumnorigi Haeduo, fratri Diviciaci, qui eo tempore principatum in civitate obtinebat ac maxime plebi acceptus erat, ut idem conaretur persuadet eique filiam suam in matrimonium dat. Perfacile factu esse illis probat conata perficere propterea quod ipse suae civitatis imperium obtenturus esset: non esse dubium, quin totius Galliae plurimum Helvetii possent; se suis copiis suoque exercitu illis regna conciliaturum confirmat. Hac oratione adducti inter se fidem et ius iurandum dant et regno occupato per tres potentissimos ac firmissimos populos totius Galliae sese potiri posse sperant.

 

Spinti da questi motivi e scossi dal prestigio di Orgetorige, gli Elvezi decisero di preparare l’occorrente per la partenza: radunare il maggior numero di bestie da soma e di carriaggi che si potesse acquistare, seminare la maggior quantità di grano che gli fosse possibile per averne a sufficienza durante il viaggio, stabilire rapporti di pace e di amicizia con le popolazioni limitrofe. Per portare a termine questi preparativi giudicarono sufficiente un biennio, e con una legge fissarono al terzo anno la partenza. Per realizzare tali obiettivi fu scelto Orgetorige, che si assunse il compito di recarsi in ambasceria presso le altre popolazioni. Durante il viaggio, egli persuase Castico – un sequano, figlio di Cantamantalede, che aveva per molti anni dominato il suo popolo ed era stato proclamato dal Senato “amico del popolo romano” – ad impadronirsi del potere che in precedenza era stato del padre. Stessa cosa fece anche con l’eduo Dumnorige – fratello di Diviziaco, a quel tempo principe della sua nazione e molto popolare – inducendolo a compiere un tentativo analogo e concedendogli in sposa la propria figlia. Orgetorige dimostrò ad entrambi l’estrema facilità dell’impresa, poiché egli stesso avrebbe ottenuto il dominio della propria nazione: ed essendo fuori di dubbio che gli Elvezi fossero il popolo più potente dell’intera Gallia, egli garantiva che con le sue risorse ed il suo esercito avrebbe procurato loro il potere. Questo discorso li indusse a scambiarsi giuramenti di fedeltà reciproca, confidando che, una volta ottenuti i rispettivi domini, sarebbero potuti divenire, mediante quei tre popoli così forti e potenti, padroni della Gallia intera.

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