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Marco Michelini | 31 marzo 2011

Post eius mortem nihilo minus Helvetii id quod constituerant facere conantur, ut e finibus suis exeant. Ubi iam se ad eam rem paratos esse arbitrati sunt, oppida sua omnia, numero ad duodecim, vicos ad quadringentos, reliqua privata aedificia incendunt; frumentum omne, praeter quod secum portaturi erant, comburunt, ut domum reditionis spe sublata paratiores ad omnia pericula subeunda essent; trium mensum molita cibaria sibi quemque domo efferre iubent. Persuadent Rauracis et Tulingis et Latobrigis finitimis, uti eodem usi consilio oppidis suis vicisque exustis una cum iis proficiscantur, Boiosque, qui trans Rhenum incoluerant et in agrum Noricum transierant Noreiamque oppugnabant, receptos ad se socios sibi adsciscunt.

  

 

Dopo la sua morte, gli Elvezi cercarono ugualmente di attuare il progetto di abbandonare il loro territorio. Quando si ritennero pronti all’impresa, appiccarono il fuoco a tutte le loro città, che erano una dozzina, ai loro villaggi, circa quattrocento, e alle restanti abitazioni isolate; arsero tutto il grano che non avrebbero portato con sé, affinché, senza più il miraggio di poter tornare in patria, fossero meglio disposti ad affrontare tutti i pericoli, ed ordinarono che ciascuno portasse via da casa per sé farina sufficiente per tre mesi. Persuasero inoltre i loro confinanti, Rauraci, Tulingi e Latobrigi, a seguire la loro decisione e a partire con loro dopo aver bruciato città e villaggi. Anche i Boi, che dai loro insediamenti oltre il Reno erano passati al territorio del Norico e avevano assediato Noreia, vennero accolti come alleati nell’impresa.

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