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Marco Michelini | 12 marzo 2012

[12] Flumen est Arar, quod per fines Haeduorum et Sequanorum in Rhodanum influit, incredibili lenitate, ita ut oculis in utram partem fluat iudicari non possit. Id Helvetii ratibus ac lintribus iunctis transibant. Ubi per exploratores Caesar certior factus est tres iam partes copiarum Helvetios id flumen traduxisse, quartam vero partem citra flumen Ararim reliquam esse, de tertia vigilia cum legionibus tribus e castris profectus ad eam partem pervenit quae nondum flumen transierat. Eos impeditos et inopinantes adgressus magnam partem eorum concidit; reliqui sese fugae mandarunt atque in proximas silvas abdiderunt. Is pagus appellabatur Tigurinus; nam omnis civitas Helvetia in quattuor pagos divisa est. Hic pagus unus, cum domo exisset, patrum nostrorum memoria L. Cassium consulem interfecerat et eius exercitum sub iugum miserat. Ita sive casu sive consilio deorum immortalium quae pars civitatis Helvetiae insignem calamitatem populo Romano intulerat, ea princeps poenam persolvit. Qua in re Caesar non solum publicas, sed etiam privatas iniurias ultus est, quod eius soceri L. Pisonis avum, L. Pisonem legatum, Tigurini eodem proelio quo Cassium interfecerant.

 

L’Arar è un fiume che scorre attraverso i territori degli Edui e dei Sequani e si versa nel Rodano con tale incredibile lentezza, che ad occhio non è possibile stabilire quale sia il senso della corrente. Gli Elvezi lo stavano attraversando con zattere ed imbarcazioni legate. Non appena fu informato dagli esploratori che già i tre quarti delle forze degli Elvezi erano sull’altra sponda e che circa un quarto era rimasto ancora al di qua dell’Arar, dopo mezzanotte Cesare partì dall’accampamento con tre legioni e raggiunse gli Elvezi che non avevano ancora varcato il fiume. Li colse alla sprovvista, mentre erano ancora impacciati dalle salmerie, e ne uccise la maggior parte; i superstiti fuggirono e si nascosero nelle selve circostanti. Questo cantone (infatti, il popolo degli Elvezi si divide, nel suo complesso, in quattro cantoni) si chiamava Tigurino. I Tigurini, all’epoca dei nostri padri, erano stati i soli a sconfinare, avevano ucciso il console Lucio Cassio e fatto passare i suoi soldati sotto il giogo. Così, o per caso o per volontà degli dèi immortali, quella parte della nazione elvetica che aveva inferto al popolo romano una memorabile sconfitta fu proprio la prima a pagare le proprie colpe. In tal modo Cesare vendicò non solo le offese pubbliche, ma anche quelle private, perché i Tigurini, nella stessa battaglia in cui era morto Cassio, avevano ucciso il legato Lucio Pisone, avo di suo suocero Lucio Pisone.

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