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Marco Michelini | 21 marzo 2012

[14] His Caesar ita respondit: eo sibi minus dubitationis dari, quod eas res quas legati Helvetii commemorassent memoria teneret, atque eo gravius ferre quo minus merito populi Romani accidissent; qui si alicuius iniuriae sibi conscius fuisset, non fuisse difficile cavere; sed eo deceptum, quod neque commissum a se intellegeret quare timeret neque sine causa timendum putaret. Quod si veteris contumeliae oblivisci vellet, num etiam recentium iniuriarum, quod eo invito iter per provinciam per vim temptassent, quod Haeduos, quod Ambarros, quod Allobrogas vexassent, memoriam deponere posse? Quod sua victoria tam insolenter gloriarentur quodque tam diu se impune iniurias tulisse admirarentur, eodem pertinere. Consuesse enim deos immortales, quo gravius homines ex commutatione rerum doleant, quos pro scelere eorum ulcisci velint, his secundiores interdum res et diuturniorem impunitatem concedere. Cum ea ita sint, tamen, si obsides ab iis sibi dentur, uti ea quae polliceantur facturos intellegat, et si Haeduis de iniuriis quas ipsis sociisque eorum intulerint, item si Allobrogibus satis faciunt, sese cum iis pacem esse facturum. Divico respondit: ita Helvetios a maioribus suis institutos esse uti obsides accipere, non dare, consuerint; eius rem populum Romanum esse testem. Hoc responso dato discessit.

 

A tali parole Cesare così rispose: tanto meno egli doveva esitare, poiché ciò che gli ambasciatori degli Elvezi avevano rammentato era impresso nella sua mente, e quanto minore era stata la colpa del popolo romano, tanto maggior dolore provava lui per la sconfitta: se i Romani avessero avuto coscienza di qualche torto commesso, non gli sarebbe stato difficile tenersi in guardia; ma poiché non pensavano di aver compiuto qualcosa per cui temere, né di dover temere senza motivo, questo li aveva tratti in inganno. E se anche avesse voluto dimenticare le antiche offese, poteva forse rimuovere dalla mente le offese recenti? Gli Elvezi, contro il suo volere, non avevano cercato di aprirsi a forza un varco attraverso la provincia, non avevano infierito contro gli Edui, gli Ambarri, gli Allobrogi? Che si gloriassero in modo tanto insolente e si stupissero di aver evitato così a lungo la punizione per le offese inflitte, portavano ad uno stesso scopo: gli dèi immortali, di solito, quando vogliono castigare qualcuno per le sue colpe, gli concedono, ogni tanto, maggior fortuna e un certo periodo di impunità, perché abbia a dolersi ancora più fortemente del cambiamento degli eventi. Stando così le cose, se tuttavia gli Elvezi gli avessero consegnato degli ostaggi, a garanzia che avrebbero mantenuto le promesse, e avessero risarcito gli Edui, i loro alleati e gli Allobrogi per i danni arrecati, egli era disposto a concludere la pace. Divicone replicò che gli Elvezi erano stati educati dai loro antenati all’usanza di ricevere ostaggi, non di consegnarne: di ciò il popolo romano era testimone. Detto questo, se ne andò.

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