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Marco Michelini | 21 marzo 2012

[15] Postero die castra ex eo loco movent. Idem facit Caesar equitatumque omnem, ad numerum quattuor milium, quem ex omni provincia et Haeduis atque eorum sociis coactum habebat, praemittit, qui videant quas in partes hostes iter faciant. Qui cupidius novissimum agmen insecuti alieno loco cum equitatu Helvetiorum proelium committunt; et pauci de nostris cadunt. Quo proelio sublati Helvetii, quod quingentis equitibus tantam multitudinem equitum propulerant, audacius subsistere non numquam et novissimo agmine proelio nostros lacessere coeperunt. Caesar suos a proelio continebat, ac satis habebat in praesentia hostem rapinis, pabulationibus populationibusque prohibere. Ita dies circiter XV iter fecerunt uti inter novissimum hostium agmen et nostrum primum non amplius quinis aut senis milibus passuum interesset.

 

Il giorno seguente gli Elvezi tolsero le tende. Lo stesso fece Cesare e mandò in avanscoperta tutta la cavalleria – circa quattromila uomini, reclutati sia in tutta la provincia, sia tra gli Edui e i loro alleati – per vedere in quale direzione  marciassero i nemici. I nostri, inseguendo con troppa foga la retroguardia nemica, si scontrarono con la cavalleria degli Elvezi in un luogo sfavorevole e alcuni caddero. Gli Elvezi, esaltati dal successo, poiché con cinquecento cavalieri avevano sbaragliato un numero di nemici così alto, in molte occasioni, incominciarono ad attardarsi spavaldamente e a provocare i nostri con la loro retroguardia. Cesare tratteneva i suoi e si accontentava, per il momento, di impedire al nemico ruberie, foraggiamenti e saccheggi. Marciarono così per circa quindici giorni, in modo che la retroguardia del nemico e la nostra avanguardia non distassero più di cinque o sei miglia.

Un commento in “C. G. Cesare: De Bello Gallico – Lib. I – Cap 15”

  1. Amazing!

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