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Marco Michelini | 5 maggio 2012

[20] Diviciacus multis cum lacrimis Caesarem complexus obsecrare coepit ne quid gravius in fratrem statueret: scire se illa esse vera, nec quemquam ex eo plus quam se doloris capere, propterea quod, cum ipse gratia plurimum domi atque in reliqua Gallia, ille minimum propter adulescentiam posset, per se crevisset; quibus opibus ac nervis non solum ad minuendam gratiam, sed paene ad perniciem suam uteretur. Sese tamen et amore fraterno et existimatione vulgi commoveri. Quod si quid ei a Caesare gravius accidisset, cum ipse eum locum amicitiae apud eum teneret, neminem existimaturum non sua voluntate factum; qua ex re futurum uti totius Galliae animi a se averterentur. Haec cum pluribus verbis flens a Caesare peteret, Caesar eius dextram prendit; consolatus rogat finem orandi faciat; tanti eius apud se gratiam esse ostendit uti et rei publicae iniuriam et suum dolorem eius voluntati ac precibus condonet. Dumnorigem ad se vocat, fratrem adhibet; quae in eo reprehendat ostendit; quae ipse intellegat, quae civitas queratur proponit; monet ut in reliquum tempus omnes suspiciones vitet; praeterita se Diviciaco fratri condonare dicit. Dumnorigi custodes ponit, ut quae agat, quibuscum loquatur scire possit.

 

Diviziaco, abbracciando Cesare, scoppiò in lacrime ed incominciò a scongiurarlo di non prendere provvedimenti troppo severi nei confronti del fratello. Sapeva che quelle accuse erano vere, ma egli ne era addolorato più di chiunque altro, poiché, quando era molto influente in patria e nel resto della Gallia, il fratello, che non lo era affatto a causa della sua giovane età, era salito in alto con il suo appoggio; ed ora si serviva delle risorse e delle forze acquisite, non solo per diminuire il favore di cui egli godeva, ma quasi per rovinare se stesso. Diviziaco, tuttavia, si sentiva scosso sia dall’affetto fraterno, sia dall’opinione della sua gente. Se Cesare avesse condannato Dumnorige ad una pena grave, nessuno avrebbe creduto alla sua estraneità, giacché lui teneva quel ruolo di amicizia presso Cesare, ragion per cui egli avrebbe perso la simpatia di tutta la Gallia. Chiese tutto questo con un fiume di parole e di lacrime, finché Cesare, prendendogli la mano destra e consolandolo, lo pregò di porre fine alle suppliche; dichiarò che la sua benevolenza aveva per lui tanto valore, da sacrificare al suo desiderio e alle sue preghiere sia l’offesa arrecata alla repubblica, sia il proprio risentimento. Alla presenza del fratello convocò Dumnorige, gli espose i motivi dei suoi rimproveri, le cose che aveva capito e quelle di cui il suo popolo si lamentava. Lo ammonì ad evitare in futuro qualsiasi sospetto e gli disse che gli perdonava il passato per riguardo a suo fratello Diviziaco. Lo fece mettere, però, sotto sorveglianza per poter sapere cosa facesse e con chi parlasse.

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