IL ROMANTICISMO

«Il Romanticismo, per la varietà e la ricchezza delle sue manifestazioni che toccano i più diversi aspetti della civiltà religiosa, filosofica, artistica, politica, sociale, nonché per l’ampiezza e la diversità della sua diffusione che si estende con molteplici ramificazioni e gradazioni a tutti i paesi europei ed americani, è un fenomeno straordinariamente complesso e assai difficile a definirsi, ad ogni modo non riducibile ad una formula unica. Dal punto di vista che ci interessa più da vicino, potremmo dire in termini alquanto generici che esso rappresenta una svolta radicale nella storia della sensibilità e del gusto, la quale a sua volta si appoggia su una profonda trasformazione del modo di concepire e rappresentarsi la vita dell’uomo e l’universo, e in ultima istanza su una rivoluzione delle condizioni umane e civili, del costume e della società»[1].

Possiamo aggiungere che generalmente con il termine di Romanticismo si è soliti definire nella storia letteraria il periodo che sta tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, anche se la comprensione e l’ambito del termine sono oggetto di discussione, non potendo l’esperienza romantica dirsi esaurita, sotto certi aspetti, ancora nel secolo appena trascorso ed in quello attuale.

Culla del romanticismo furono la Germania e l’Inghilterra. Come data di nascita si è soliti prendere il 1797, che in Germania vide la pubblicazione della rivista «Athenaeum», (alla quale diedero vita i fratelli Schlegel[2] – veri e propri teorici del romanticismo tedesco – unitamente ai poeti Novalis[3] e Tieck[4]) e per l’Inghilterra  il  1798, quando  apparve il fondamentale volume delle Lyrical Ballads (Ballate liriche), dei poeti Coleridge[5] e Wordsworth[6], unitamente alla Preface to Lyrical Ballads (Prefazione alle Ballate liriche), che fu allegata all’edizione del 1800. Nei paesi latini invece le prime manifestazioni romantiche non soltanto sono posteriori, ma il movimento stesso assume caratteri suoi, non essendo accompagnato da una eguale attività di pensiero, e ciò particolarmente in Italia dove gli influssi d’origine romantica vengono a scontrarsi e talora a sovrapporsi a quelli d’origine illuministica.

Come data d’inizio per la Francia si è soliti considerare l’anno in cui venne pubblicato il libro di madame de Staël De l’Allemagne (1813), fondamentale per la diffusione delle nuove idee, e per l’Italia, l’anno in cui apparve la Lettera semiseria del Berchet (1816), considerato il nostro primo manifesto romantico. Ma ben prima d’allora, la Francia ha in Rousseau un grande anticipatore del romanticismo, e in Germania, fin dai tempi del Klopstok[7], si era sempre manifestata una certa avversione nei confronti del Classicismo francesizzante (strettamente legato alle ambizioni napoleoniche, che finiva per sacrificare le idealità della nazione tedesca), e gli eventi politici contribuirono alla nascita di un vero e proprio movimento anticlassico, sia in campo letterario che in quello artistico, rappresentato dal movimento preromantico dello Sturm und Drang. Del resto, anche da noi l’Alfieri prima e il Foscolo poi (con il suo atteggiamento individualistico, la ricchezza delle passioni, lo spirito ribelle, lo storicismo, il nazionalismo, la nostalgia verso un mondo di armonia, l’ellenismo, ecc.) si collocano come iniziatori del moto romantico, esercitando un grande fascino sulle nuove generazioni.

Ma le vere radici del Romanticismo sono in realtà molto più lontane e profonde di quelle determinate dalle circostanze occasionali. Infatti, il termine romantico – che era già in uso sul finire del XVII secolo (con una valenza negativa) per indicare situazioni irreali e bizzarre (come quelle narrate nei romanzi di origine neolatina) – fu sì coniato per il nuovo movimento culturale dal poeta Novalis, ma gli impulsi e le sensazioni che ne avevano determinato la nascita erano da molti secoli radicate nel’animo del popolo tedesco, al punto che è possibile affermare che, sebbene il Romanticismo si sia diffuso in tutta Europa, esso rimane un fatto essenzialmente tedesco, poiché rappresenta in maniera ineguagliabile lo stato d’animo di un popolo che, giunto dall’Asia in Europa, non aveva mai potuto raggiungere le agognate sedi lungo la costa, rimanendo perciò, almeno spiritualmente, ancora in marcia, perennemente agitato da un anelito verso nuove sedi e nuove forme. E proprio attraverso questo anelito, che in fin dei conti costituisce l’anima stessa del Romanticismo, si può spiegare ed interpretare il movimento, ancor meglio – forse – che attraverso l’analisi fattane dai primi romantici, i quali ravvisarono un’insofferenza verso ogni limite o norma costituita, un’aspirazione all’infinito in netto contrasto con la compiutezza classica, una passione irreprimibile per i mondi lontani e sconosciuti e per i tempi diversi da quelli tanto cari agli artisti classici; una passione, questa, che porta alla rivalutazione del Medio Evo ed alla riscoperta dell’Oriente – e quindi alla scoperta dell’esotico, del fantastico e del fiabesco – nel quale lo spirito romantico, perennemente scontento, cerca rifugio con la fantasia. Di pari passo con questi sentimenti si sviluppa, nell’artista romantico, una nuova concezione della vita e dell’uomo: della vita, prima di tutto, che viene intesa come un continuo ed inarrestabile divenire, sempre diverso e tuttavia coerente nel suo inesorabile svolgimento che non è mai casuale, ma soggetto a forze imperscrutabili che risiedono ed agiscono nella stessa realtà; dell’uomo come individuo, che non è più considerato come sola ragione, ma anche come sentimento, fantasia e passione (e proprio sentimento e passione sono gli elementi che contribuiscono a formare la personalità, la quale rende l’uomo diverso, distinguendolo da ogni altro), e dell’uomo come popolo, non più inteso come folla o una congerie di individui, ma come un vero e proprio organismo vivente, con un proprio carattere ed una propria anima, che lo fa diverso da ogni altro (questo  concetto, che non è altro se non quello di nazione e di nazionalità, si rivelerà, nel corso di tutto l’Ottocento, ricco gi germi fecondi e gravido di conseguenze politiche, da cui prenderanno vita tutte le lotte per l’indipendenza dei popoli). E accanto a ciò una nuova concezione dell’arte, della natura e della storia: dell’arte, intesa come la più pura e palpitante creazione dell’uomo – un’arte che dovendo essere perennemente nuova, non può più essere assolutamente vincolata ad un qualsiasi canone di imitazione – nella quale tutte le antinomie si  placano, e in cui si appaga quella sete di infinito e di eterno che, come s’è detto, caratterizza l’anima romantica e la fa palpitare; della natura, nella quale si vede pulsare una vita divina, ed in cui l’uomo ambisce a confondersi in una sorta di misticismo panteistico; della storia, non più intesa come una caterva di avvenimenti slegati e casuali, ma come un organismo ben strutturato, all’interno del quale si può scorgere una ben precisa linea di svolgimento, secondo la quale ogni avvenimento, anziché stare a sé, si lega a quello che lo precede e – sviluppandone i germi impliciti – prepara quello che seguirà.

Ma se il Romanticismo, come del resto è già stato detto, nasce in opposizione al Classicismo francesizzante di stampo napoleonico, il suo vero bersaglio è l’Illuminismo, con la sua mentalità statica, autoritaria e calcolatrice. E se anche, dopo una prima fase nettamente irrazionalistica, si perverrà ad una posizione di impronta più conciliante nei confronti della ragione, al centro della polemica romantica rimarrà il contrasto tra lo scontento della realtà presente e la sete di infinito e di eterno. L’uomo avverte con disperata angoscia l’inanità ed i limiti della ragione (entrata in crisi con lo stesso Kant[8]) e tenta di trascendere la propria situazione affermando la possibilità di pervenire all’assoluto attraverso vie diverse da quella razionale. Nasce così la rivalutazione delle tradizioni, del senso del mistero e della religione stessa; nasce il culto del passato, si diffonde la simpatia per le epoche primitive, durante le quali l’uomo veniva immaginato in perfetta armonia con la natura; ma sorge anche tutta una serie di “miti” che animeranno per lungo tempo la problematica romantica. Ad esempio, il mito della natura, appunto, sentita talvolta come madre benefica e talvolta come nemica e matrigna, o il mito dell’esotico e dell’Oriente, che spingerà numerosi artisti a cercare rifugio e appagamento nei paradisi artificiali della droga. E ancora, il mito del dolore, ovvero la concezione che solo attraverso infinite sofferenze l’animo si fortifica, si purifica e si nobilita; e proseguendo lungo questa strada, l’artista romantico giunge a posizioni di prometeismo e titanismo, o, talora, di vittimismo, e cioè la contemplazione passiva della realtà da parte di colui che si lascia vivere. Ma, soprattutto, vi è il mito dell’arte, alla quale si riconosce un primato nei confronti di tutte le altre attività umane, e nella quale sembra realizzarsi la più completa affermazione dell’uomo.

Grande importanza ha avuto il Romanticismo nella cultura dell’Ottocento e del Novecento. Basti pensare alle numerose correnti letterarie che, se pur apparentemente si pongono in contrasto con il movimento romantico, non fanno altro che isolare o portare alle estreme conseguenze premesse che furono già del Romanticismo. Si pensi ad esempio agli Scapigliati lombardi che si dimostravano ultraromantici con il loro atteggiamento individualista, la loro affermazione dell’autonomia dell’arte, le loro rivendicazioni di una assoluta sincerità espressiva; ai veristi, che non fanno altro che ribadire la necessità di un’arte oggettiva, tutta protesa a cogliere la realtà; agli stessi decadenti, che portano alle estreme conseguenze tanti dei miti romantici (estetismo, nazionalismo, individualismo, ecc.). In questa situazione non è dunque un controsenso parla di “eredità” del Romanticismo, di un patrimonio ideale tutt’ora vivo e operante sulla sensibilità dell’uomo moderno. Infatti, dal riconoscimento dell’individualità nasce l’esaltazione sfrenata dell’io, ma anche una più profonda conoscenza della vita dello spirito, e delle potenze dell’anima. Dal concetto di nazione prende il via l’esaltazione nazionalistica, il totalitarismo che esalta il potere supremo dello stato sul singolo individuo, ma nascono anche tutti i moti rivoluzionari e libertari. Inoltre, il considerare l’arte come la più compiuta espressione dello spirito umano porta alla nascita di una nuovo concetto di estetica (in pratica viene superato definitivamente il tradizionale concetto di arte come imitazione; viene affermata l’autonomia del fatto artistico, riconoscendo l’importanza della fantasia all’interno del processo creativo; inoltre, si iniziano a cercare nuovi metodi espressivi) e un’idea più libera della lingua, che non viene più vista come una creazione riflessa, frutto di mere convenzioni sociali, ma come un organismo vivo, soggetto ad un vero e proprio processo di crescita, svolgimento e declino.

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[1] Sapegno Natalino, Compendio di storia della letteratura italiana, Vol. III, La Nuova Italia, Firenze, 1981, pag. 69.

[2] August Wilhelm (Hannover, 1767 – Bonn, 1845) e Karl Wilhelm Friedrich (Hannover, 1772 – Dresda, 1829) von Schlegel, furono scrittori, filosofi, critici letterari e traduttori tedeschi.

[3] Novalis, pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg (Schloss Oberwiederstedt, 1772 – Weißenfels, 1801), poeta, teologo, filosofo e scrittore tedesco, fu uno dei più importanti rappresentanti del romanticismo tedesco prima della fine del Settecento e creatore del fiore azzurro, ovvero il nontiscordardimé, uno dei simboli più durevoli del movimento romantico. Nato e cresciuto in una famiglia estremamente cristiana e solitaria, divenne ben presto appassionato di religione e prolifico autore di poesie dal contenuto mistico e filosofico, dotate d’uno stile sentimentale e amoroso originalissimo.

[4] Johann Ludwig Tieck (Berlino, 1773 – Berlino, 1853), poeta, scrittore, critico letterario, editore e traduttore tedesco, per un lungo periodo della sua attività letteraria fu vicino ai modi del romanticismo. Successivamente però la sua poetica sfumò verso un delicato realismo, che si coglie soprattutto in alcune novelle degli anni finali della sua produzione.

[5] Samuel Taylor Coleridge (Ottery St Mary, 1772 – Highgate, 1834) è stato un poeta, critico letterario e filosofo britannico, è considerato tra i fondatori del Romanticismo inglese, nonché un precursore dell’idealismo britannico. Tra le sue opere più celebri si ricordano il poema narrativo The Rime of the Ancient Mariner (La ballata del vecchio marinaio), e l’opera in prosa Biographia Literaria.

[6] William Wordsworth (Cockermouth, 1770 – Rydal Mount, 1850), poeta britannico, è ritenuto, assieme all’amico Coleridge, il fondatore del Romanticismo e soprattutto del naturalismo inglese. Benché il suo poema postumo The Prelude (Il preludio) venga considerato il suo capolavoro, sono in realtà le Lyrical Ballads ad influenzare in modo determinante il paesaggio letterario ottocentesco. Il carattere decisamente innovativo della sua poesia, ambientata nella cornice suggestiva del Lake District, nel nord del Cumberland, sta nella scelta dei protagonisti, personaggi di umile estrazione tratti dalla vita di tutti i giorni, e di un linguaggio semplice e immediato che ricalca da vicino la loro parlata.

[7] Friedrich Gottlieb Klopstock (Quedlinburg, 1724 – Amburgo, 1803), influente poeta e drammaturgo tedesco, noto per il suo poema epico Der Messias (Il Messia) e per aver aperto la letteratura tedesca a nuove forme e influenze, allontanandola dai modelli francesi e ispirando movimenti come lo Sturm und Drang.

[8] Immanuel Kant (Königsberg, 1724 – Königsberg, 1804) viene considerato uno dei filosofi più importanti del pensiero occidentale. Fu il più significativo esponente dell’Illuminismo tedesco, anticipatore degli elementi basilari della filosofia idealistica e di gran parte di quella successiva. Kant concepì la propria filosofia come una rivoluzione filosofica, volta a superare il dogmatismo metafisico, che per Kant caratterizzava il pensiero precedente, e ad assumere i caratteri di una ricerca critica sulle condizioni del conoscere. Benché non pochi elementi propri dell’idealismo trascendentale kantiano siano stati nel tempo oggetto di notevoli critiche, soprattutto di natura logica e nonostante uno dei pilastri della sua filosofia critica, vale a dire l’idealismo dei concetti di spazio e tempo, sia stato rigettato in toto da molti esponenti della fisica contemporanea, Kant rimane un pensatore fondamentale per la comprensione della filosofia moderna, di cui è considerato dai critici una delle figure fondanti; è stato altresì evidenziato l’importante rapporto tra la filosofia kantiana e il Romanticismo.


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