STORIA E CRITICA LETTERARIA

I primi tentativi di sistemazione della storia letteraria italiana si collocano nel quadro dell’erudizione settecentesca e rispondono a un’esigenza prevalentemente compilativa e documentaria. Opere quali la Istoria della volgar poesia (1698) di Giovanni Mario Crescimbeni[1], l’Idea della storia dell’Italia letterata (1723) di Francesco Saverio Quadrio, gli Scrittori d’Italia (1753-1763) di Giammaria Mazzucchelli[2] e la monumentale Storia della letteratura italiana (1772-1782) di Girolamo Tiraboschi[3] rappresentano tappe fondamentali di questa fase iniziale. Pur nella loro imponenza e nel valore ancora oggi riconosciuto come repertori di dati e fonti, tali opere risultano lontane da una concezione moderna della storiografia letteraria, poiché prive di una visione organica dello sviluppo storico della letteratura.

Esse si collocano infatti in una fase anteriore all’affermazione dello storicismo ottocentesco e restano estranee a una concezione della storia come processo dotato di razionalità interna. In questo contesto, il pensiero di Giambattista Vico, fortemente anticipatore di una visione storica unitaria e dinamica delle manifestazioni culturali, rimane sostanzialmente ignorato. La letteratura è pertanto intesa in senso generico e indifferenziato, come insieme di testi e autori degni di memoria, senza una riflessione sui nessi che legano le opere al contesto storico e alla vita civile.

Ne deriva una storiografia che si configura prevalentemente come un grande archivio di materiali, cronologie e notizie biografiche, il cui principale merito consiste nella conservazione sistematica dei dati, ma che appare carente sul piano interpretativo. La periodizzazione, fondata su una semplice ripartizione per secoli, risulta puramente esteriore e incapace di cogliere le vere cesure storiche, che – secondo una prospettiva storicistica matura, quale sarà poi formulata in ambito idealistico e in particolare da Hegel[4] – sono determinate da mutamenti qualitativi nelle forme della coscienza e nei valori di un’epoca. Emblematica resta la definizione data da Ugo Foscolo della Storia di Tiraboschi come «archivio ordinato e ragionato di materiali, cronologie, documenti e disquisizioni per servire alla storia letteraria d’Italia».

 L’avvio di una moderna storiografia letteraria va riconosciuto principalmente all’opera critica di Ugo Foscolo, le cui pagine, pur non organizzandosi in una storia sistematica, pongono le premesse di una nuova concezione del rapporto tra letteratura, storia e vita civile. In Foscolo emerge con chiarezza l’idea che l’opera letteraria sia inseparabile dal contesto storico e morale che la genera e che la letteratura costituisca una forma privilegiata di espressione della coscienza nazionale. Tale impostazione, pur elaborata in modo autonomo, risulta pienamente compatibile con la concezione hegeliana dell’arte come manifestazione storicamente determinata dello Spirito.

Accanto a Foscolo, contributi significativi sono offerti da Pierre-Louis Ginguené[5], da Emiliani Giudici[6], da Carlo Tenca (A proposito di una storia della letteratura italiana, 1852) e soprattutto da Luigi Settembrini (Lezioni di letteratura italiana, 1866-1872). Con questi studiosi si afferma l’esigenza di superare una periodizzazione puramente cronologica in favore di una scansione storica più sostanziale, capace di organizzare la materia letteraria secondo linee di sviluppo coerenti. Tale orientamento risponde implicitamente a un principio storicistico che, sul piano filosofico, trova una formulazione sistematica nella riflessione hegeliana sulla storia come processo razionale e progressivo.

Parallelamente matura un profondo rinnovamento della critica letteraria. L’indagine umanistico‑retorica, concentrata prevalentemente sull’analisi formale dei testi e indifferente alla realtà storica, politica, sociale ed etica che ne costituisce il presupposto, appare sempre meno adeguata alle esigenze della nuova coscienza critica. A partire da Foscolo e da Giovanni Battista Ugoni[7], e con maggiore consapevolezza nelle generazioni romantiche, si afferma una concezione della critica come interpretazione storica dell’arte, intesa come espressione di una determinata civiltà. In questa prospettiva, coerente con l’estetica hegeliana, la forma artistica non è separabile dal contenuto storico-spirituale che essa esprime.

Il progresso degli studi eruditi contribuisce inoltre a una conoscenza più rigorosa di periodi e ambiti precedentemente trascurati – come la letteratura del Duecento, la poesia provenzale e alcune figure isolate – e favorisce la riscoperta di pensatori‑scrittori quali Bruno, Campanella, Galilei e lo stesso Vico, progressivamente ricollocato nella storia della cultura italiana come precursore di una concezione storica unitaria.

La storiografia romantica, tuttavia, risente anche di un gusto letterario specifico che privilegia le forme drammatiche, il conflitto e il pathos, ritenuti più idonei a rappresentare il movimento storico e la tensione dialettica della vita spirituale. Tale orientamento conduce talvolta a giudizi parziali nei confronti di poetiche fondate sull’equilibrio formale e sull’armonia, come quelle di Petrarca o Ariosto.

In questo contesto si colloca, appunto, la figura di Luigi Settembrini, il cui contributo principale consiste nell’aver identificato la storia della letteratura con la storia civile della nazione. Il punto più alto di questa tradizione è tuttavia rappresentato da Francesco De Sanctis, nel quale lo storicismo letterario trova una formulazione critica matura.

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[1] Giovanni Mario Crescimbeni (1663–1728), letterato e fondatore dell’Arcadia, promotore di una riforma classicistica della poesia italiana contro gli eccessi del barocco.

[2] Giammaria Mazzucchelli (1707–1765), erudito e bibliografo, autore di uno dei più ampi repertori bio‑bibliografici della tradizione italiana.

[3] Girolamo Tiraboschi (1731–1794), storico e bibliotecario estense, massimo rappresentante della storiografia letteraria erudita del Settecento.

[4] Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770–1831), filosofo dell’idealismo tedesco, teorico della storia come processo razionale e dialettico e dell’arte come manifestazione storicamente determinata dello Spirito.

[5] Pierre-Louis Ginguené (1748–1816), intellettuale francese di orientamento illuministico-liberale, autore della Histoire littéraire d’Italie (1811‑1818), la prima grande storia moderna della letteratura italiana scritta fuori d’Italia.

[6] Paolo Emiliani-Giudici (1812–1872), critico e storico della letteratura, esponente di un primo storicismo romantico di matrice civile. Scrisse la Storia delle belle lettere in Italia (1844).

[7] Giovanni Battista Ugoni (1780–1855) fu un letterato e critico italiano, vicino agli ambienti del primo Romanticismo lombardo. Allievo di Vincenzo Monti, si distaccò progressivamente dalla critica di impostazione puramente retorico-formale, sostenendo l’esigenza di una lettura storica della letteratura e di una maggiore attenzione al rapporto tra opera, autore e contesto civile. Pur privo di una sistematica elaborazione teorica, Ugoni contribuì in modo significativo al rinnovamento della critica ottocentesca, anticipando alcuni temi dello storicismo romantico e influenzando il dibattito culturale milanese dei primi decenni dell’Ottocento.


La versione stampabile dell’articolo è scaricabile da qui: «APPUNTI DI LETTERATURA ITALIANA: IL PRIMO OTTOCENTO»

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