EMILIO PRAGA

1) LINEA BIOGRAFICA – 2) L’OPERA POETICA

 

L’opera poetica

La produzione poetica di Emilio Praga si concentra in un arco di tempo relativamente breve e comprende quattro raccolte: Tavolozza (1862), Penombre (1864), Fiabe e leggende (1867) e Trasparenze, pubblicata postuma nel 1878. Attraverso queste opere si può seguire il progressivo modificarsi di una poesia nella quale convivono la formazione artistica del poeta, l’apertura verso la cultura europea contemporanea, il rifiuto delle convenzioni letterarie e una persistente componente sentimentale di origine romantica.

Tavolozza, già dal titolo, rivela lo stretto rapporto tra poesia e pittura che caratterizza gli esordi di Praga. Numerose liriche traggono infatti spunto dai viaggi compiuti dal poeta attraverso l’Europa, che egli avrebbe ricordato come legati alla stagione più ricca e positiva della propria esistenza. La raccolta presenta paesaggi, ambienti e scene osservati con attenzione al particolare concreto, secondo un atteggiamento che risente della sensibilità del pittore.

L’elemento di maggiore novità riguarda però il modo stesso di costruire il discorso poetico. Tavolozza introduce infatti nella lirica elementi estranei alla tradizionale idea di un linguaggio esclusivamente “poetico”: moduli prossimi alla prosa, espressioni della lingua comune, battute di dialogo e situazioni della vita quotidiana. Come ha osservato Angelo Romanò[1], la novità della raccolta riguarda il linguaggio, il tessuto sintattico e il repertorio tematico; il rinnovamento della tradizionale espressione poetica si realizza anche attraverso l’impiego di moduli prosastici e l’inserzione di forme dialogiche, in rapporto con quell’attenzione per il “vero” – o meglio per frammenti del vero – che si manifesta nelle descrizioni paesistiche.

Questa apertura verso la realtà si manifesta in alcune liriche rimaste tra le più note della produzione di Praga, come Il professore di greco e La libreria, nelle quali ambienti, personaggi e situazioni della quotidianità entrano direttamente nel territorio della poesia. La novità di Tavolozza non deve tuttavia essere ricondotta soltanto alla scelta di nuovi soggetti. La rappresentazione della realtà si accompagna infatti a una disposizione sentimentale ancora profondamente legata alla tradizione romantica, che tende a caricare le esperienze rappresentate di inquietudine, malinconia e disillusione.

È soprattutto in Penombre che questa componente assume una forma più radicale. La raccolta, pubblicata nel 1864, comprende cinquantacinque componimenti, divisi nelle tre sezioni Meriggi, Vespri e Mezzanotti, e preceduti dal Preludio. Qui Praga accentua decisamente gli aspetti provocatori della propria poesia, portando in primo piano il maledettismo e il cosiddetto satanismo, attraverso un repertorio di immagini funebri, macabre e talvolta ripugnanti.

Il Preludio, in particolare, è uno dei testi nei quali più chiaramente si manifesta la posizione di Praga nei confronti della tradizione poetica. La poesia non viene più concepita come il luogo di espressione di sentimenti nobili e di valori condivisi, ma come uno spazio nel quale possono trovare rappresentazione anche il vizio, la sensualità, la sofferenza e gli aspetti degradati dell’esistenza. Il poeta assume così un atteggiamento di opposizione nei confronti delle convenzioni letterarie e sociali del proprio tempo.

Anche in questa fase, tuttavia, il maledettismo non cancella la componente sentimentale già presente in Tavolozza. Al contrario, la provocazione e il gusto per il macabro si sovrappongono a una profonda insoddisfazione, trasformandosi nella manifestazione di una crisi che riguarda tanto il poeta quanto la società nella quale egli vive. Il rifiuto dei valori tradizionali non conduce pertanto alla costruzione di un sistema alternativo, ma si esprime soprattutto attraverso la trasgressione, l’ironia e la rappresentazione di ciò che la morale corrente tendeva a escludere dalla poesia.

Con Fiabe e leggende Praga modifica sensibilmente il proprio atteggiamento. La raccolta, pubblicata nel 1867, si orienta verso una poesia prevalentemente narrativa, vicina alla tradizione romantica della novella in versi. Rispetto a Penombre si verifica quindi un’attenuazione dell’aggressività polemica e un progressivo abbandono degli argomenti più provocatori e del repertorio maudit che avevano caratterizzato la raccolta precedente.

Il mutamento può essere letto anche come una fase di crisi della precedente poetica. Praga sembra infatti prendere le distanze dalla forma di poesia aggressiva e trasgressiva che aveva caratterizzato Penombre, mentre il ricorso alla materia fiabesca e leggendaria lo avvicina maggiormente a forme letterarie consolidate e più facilmente accessibili al pubblico. Non è tuttavia una trasformazione priva di ambiguità: accanto alla maggiore concessione ai gusti dei lettori permane infatti una certa distanza ironica, che impedisce di interpretare la raccolta come un semplice ritorno alla tradizione.

Fiabe e leggende rappresenta pertanto un momento di transizione. Da una parte, come già detto, testimonia l’attenuazione della tensione polemica e l’abbandono di una parte degli atteggiamenti più estremi di Penombre; dall’altra conserva la consapevolezza della crisi che aveva determinato quella stessa esperienza poetica. Il poeta scapigliato sembra ormai aver perduto alcune delle illusioni e delle certezze che avevano alimentato la sua precedente ribellione e cerca nuove forme nelle quali continuare la propria attività letteraria.

Una diversa atmosfera caratterizza Trasparenze, pubblicata postuma nel 1878. Il titolo suggerisce già un contrasto con Penombre e sembra indicare il ritorno a una poesia più limpida e attenuata, nella quale riemerge, almeno in parte, il gusto per il colorismo tenue che aveva caratterizzato Tavolozza. Le liriche della raccolta presentano infatti un tono generalmente più pacato e sono lontane dalle punte polemiche e dalle oltranze linguistiche della precedente produzione.

Il motivo dominante è ora quello della poesia stessa, considerata come un valore destinato a sopravvivere al progressivo venir meno delle altre illusioni. Particolarmente significativa è, in questo senso, la lirica Alla Musa, che apre idealmente un bilancio dell’esperienza poetica di Praga attraverso il rapporto con la Musa. La vicenda della poesia viene ripercorsa attraverso la contrapposizione fra l’ispirazione idillica delle origini e la successiva fascinazione per il mondo oscuro e satanico di Penombre. La poesia appare così come una forma di memoria e, nello stesso tempo, come uno spazio nel quale cercare una possibile ricomposizione delle esperienze precedenti.

Da qui deriva il carattere prevalentemente elegiaco di Trasparenze. Il poeta si rivolge al passato e recupera attraverso la memoria figure, amicizie e momenti appartenenti a una stagione ormai conclusa. Numerose sono le liriche dedicate ad amici e sodali scomparsi, ma anche a figure pubbliche e a “padri della patria”, richiamati non tanto per il loro valore storico in sé quanto per ciò che avevano rappresentato agli occhi del giovane Praga. Il loro ricordo diviene infatti il tramite per rievocare una giovinezza lontana, ancora ricca di speranze e di illusioni.

La parabola della poesia di Praga appare quindi segnata da una continua oscillazione tra diversi atteggiamenti. Alla rappresentazione del reale e all’apertura verso la cultura europea di Tavolozza segue, in Penombre, l’accentuazione della componente trasgressiva e maledetta; Fiabe e leggende segna un’attenuazione dell’aggressività e un avvicinamento alla poesia narrativa di tradizione romantica; Trasparenze, infine, recupera in forma più pacata la memoria del passato e fa della poesia stessa uno dei principali temi della riflessione del poeta.

Due aspetti risultano particolarmente significativi nel complesso della sua esperienza. Il primo è l’apertura verso la poesia europea contemporanea, soprattutto francese, alla quale Praga guarda per trovare forme e temi capaci di rinnovare la tradizione italiana. La presenza di Victor Hugo e soprattutto di Charles Baudelaire si colloca in questo orizzonte: dalla poesia francese egli ricava anche la possibilità di attribuire dignità poetica a temi realistici, quotidiani e trasgressivi, sottraendoli alla tradizionale distinzione tra materia «poetica» e materia non poetica.

Il secondo aspetto è il rifiuto degli schemi formali consolidati. Praga tende infatti a rompere la separazione tradizionale tra linguaggio poetico e linguaggio comune, introducendo nella lirica termini, immagini, situazioni e strutture sintattiche vicine alla prosa. La libertà espressiva diventa così uno degli strumenti attraverso i quali la poesia può avvicinarsi alla realtà contemporanea.

Tale rinnovamento rimane però accompagnato da una componente sentimentale romantica che non viene mai completamente superata. Anche quando la poesia assume atteggiamenti provocatori, la rappresentazione del vizio, della sensualità, del macabro e della degradazione conserva sullo sfondo una profonda inquietudine. Il contrasto fra la ribellione alle convenzioni e il persistere di una sensibilità sentimentale costituisce quindi uno dei caratteri fondamentali della poesia di Praga.

La sua esperienza acquista per questo un significato particolare nell’ambito della Scapigliatura. La coincidenza, spesso ricercata dallo stesso poeta, tra atteggiamento artistico e condotta esistenziale – una poesia che tende a sottrarsi alle convenzioni e un’esistenza sempre più lontana dalle regole della vita sociale – contribuisce a fare di Praga una delle figure rappresentative della crisi dell’artista nella società italiana della seconda metà dell’Ottocento. Al di là degli aspetti più estremi e talvolta epidermici della sua ribellione, la sua poesia contribuì a modificare il gusto contemporaneo, ampliando i confini della materia poetica e favorendo il confronto della letteratura italiana con le più recenti esperienze europee.

***NOTE AL TESTO***

[1] Romanò Angelo, Emilio Praga. Romantico scontento, in Paragone, II, XX,  agosto 1951.


La versione stampabile dell’articolo è scaricabile da qui: «Appunti di Letteratura Italiana: Il SECONDO OTTOCENTO»

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