1) LINEA BIOGRAFICA – 2) LE OPERE LETTERARIE
Linea Biografica
Enrico Giuseppe Giovanni Boito, noto come Arrigo Boito e talvolta con lo pseudonimo di Tobia Gorrio, nacque a Padova il 24 febbraio 1842. Fratello minore dell’architetto e scrittore Camillo Boito, compì i primi studi a Venezia e si iscrisse successivamente al Conservatorio di Milano, dove ebbe come compagno di corso Franco Faccio[1], destinato a diventare suo amico e collaboratore. Conseguito il diploma nel 1861, ottenne una borsa di studio che gli permise di recarsi a Parigi, dove conobbe alcune delle maggiori personalità musicali del tempo, fra cui Berlioz[2], Rossini[3] e Verdi. Quest’ultimo gli affidò la composizione del testo dell’Inno delle Nazioni, eseguito a Londra il 24 maggio 1862, durante la cerimonia inaugurale dell’Esposizione internazionale. Nella capitale francese Boito assistette inoltre a una rappresentazione del Tannhäuser di Wagner, esperienza destinata a esercitare una notevole influenza sulle sue concezioni artistiche.
Dopo alcuni viaggi in Germania, Belgio e Gran Bretagna e un soggiorno presso i parenti materni in Polonia, Boito si stabilì a Milano nel novembre del 1862. Qui entrò in contatto con gli ambienti della Scapigliatura, stringendo amicizia soprattutto con Emilio Praga e partecipando al rinnovamento culturale promosso dal movimento. Nel 1866 si arruolò nelle file dei volontari garibaldini. Parallelamente all’attività letteraria, proseguì quella musicale, componendo il melodramma Mefistofele, di cui scrisse anche il libretto. L’opera, rappresentata alla Scala di Milano il 5 marzo 1868, incontrò una clamorosa insuccesso e fu accolta negativamente dal pubblico; profondamente rielaborata, venne riproposta con esito favorevole al Teatro Comunale di Bologna nel 1875.
Negli anni successivi Boito consolidò la propria posizione nel mondo musicale italiano, collaborando come librettista con diversi compositori, fra cui Amilcare Ponchielli[4], e soprattutto con Giuseppe Verdi. Per quest’ultimo scrisse i libretti dell’Otello, rappresentato nel 1887, e del Falstaff, andato in scena nel 1893: due opere che segnarono una delle più alte realizzazioni del melodramma italiano. Il suo secondo grande progetto musicale, il Nerone, rimase incompiuto e fu rappresentato postumo nel 1924, sotto la direzione di Arturo Toscanini. Boito morì a Milano il 10 giugno 1918.
***NOTE AL TESTO***
[1] Francesco Antonio Faccio, detto Franco (Verona, 1840 – Monza, 1891) , studiò al Conservatorio di Milano, dove si diplomò nel 1861. Legato agli ambienti della Scapigliatura frequentò assieme ad Arrigo Boito ed Emilio Praga il Salotto Maffei dove conobbe Verdi. Collaborò con Boito nell’opera Amleto (1865) e si affermò successivamente come direttore d’orchestra, dirigendo anche importanti opere di Verdi.
[2] Hector Louis Berlioz (La Côte-Saint-André, 1803 – Parigi, 1869), compositore, direttore d’orchestra e critico musicale francese del periodo romantico, fu una delle figure più originali del Romanticismo europeo. È noto soprattutto per la Sinfonia fantastica (1830), opera innovativa per l’orchestrazione e per la capacità di tradurre in musica visioni, passioni e stati d’animo. La sua ricerca contribuì profondamente al rinnovamento del linguaggio sinfonico ottocentesco.
[3] Gioachino Rossini (Pesaro, 1792 – Passy, 1868), compositore italiano la cui attività ha spaziato attraverso vari generi musicali, fu uno dei maggiori protagonisti del melodramma europeo della prima metà dell’Ottocento. Celebre per la vivacità melodica, il ritmo brillante e la capacità di costruire efficaci situazioni teatrali, compose numerose opere, fra cui Il barbiere di Siviglia (1816), La Cenerentola (1817) e Guglielmo Tell (1829).
[4] Amilcare Giuseppe Ponchielli (Paderno Fasolaro, 1834 – Milano, 1886), compositore italiano, si affermò soprattutto nel campo dell’opera lirica. A soli nove anni, prima dell’età consentita, superò il difficile esame di ammissione al Regio Conservatorio di Milano, dove conseguì il diploma nel 1854 con il massimo dei voti. Dopo un difficoltoso inizio, raggiunse il successo con I promessi sposi, nella versione rielaborata del 1872, e con La Gioconda (1876), su libretto di Arrigo Boito, considerata la sua opera più celebre. Fu inoltre insegnante di composizione al Conservatorio di Milano e annoverò fra i suoi allievi Giacomo Puccini e Pietro Mascagni.
