1) LE PRIME POLEMICHE – 2) PIETRO BORSIERI – 3) GIOVANNI BERCHET – 4) ERMES VISCONTI – 5) LUDOVICO DI BREME
Ermes Visconti
Nacque a Milano nel 1784, primogenito di Carlo Francesco Visconti, marchese di San Vito, e di Margherita dal Verme. Dopo aver frequentato il collegio dei padri somaschi di Merate, studiò dal 1795 al 1798 presso il collegio Nazareno di Roma e fino al 1802 presso il collegio Nazionale di Modena. Iscrittosi nel 1803 all’Università di Pavia, ebbe modo di seguire i corsi di Vincenzo Monti, che all’epoca teneva la cattedra di eloquenza. Rientrato a Milano nel 1804, senza aver terminato il percorso universitario, ricoprì i ruoli di ufficiale della Guardia d’onore e di assistente del Consiglio di Stato; parallelamente, strinse relazioni con intellettuali, scrittori e artisti. Sulla sua formazione influirono particolarmente il letterato francese Claude Fauriel, di cui divenne amico, e Alessandro Manzoni, già conosciuto al collegio dei somaschi.
Deposti, con l’inizio della Restaurazione, tutti gli incarichi pubblici, collaborò attivamente al Conciliatore, ove iniziò a pubblicare vari articoli, che lo consacrarono come uno dei principali portavoce del romanticismo italiano. Accanto a un intervento sulle iscrizioni latine, agli articoli su Friedrich Schiller e Vittorio Alfieri, e alle considerazioni in margine alla Storia delle crociate di Joseph-François Michaud[1], particolare rilievo hanno le Idee elementari sulla poesia romantica e il Dialogo sulle unità drammatiche di luogo e di tempo.
Sebbene fosse molto stimato, oltre che dal Manzoni anche da alcune fra le maggiori personalità della cultura europea, in realtà il Visconti non era dotato di particolari attitudini e virtù speculative, e le sue idee godettero certo di una fama superiore al merito. Nel corso del 1819 iniziò a dedicarsi alla composizione dei suoi più ambiziosi scritti teorici, che sperò a lungo di pubblicare in Francia: l’Analisi delle nozioni annesse in letteratura al vocabolo stile, l’Analisi de’ vari significati delle parole poesia e poetico e le più ponderose Riflessioni sul bello.
Da tutti questi scritti viene fuori una posizione lontana dagli esiti più radicali del Romanticismo europeo, ispirata alla ragionevolezza e al buon senso, nonché favorevole ad un rinnovamento artistico cauto. In ciò il Visconti è il più tipico rappresentante del gruppo lombardo, ammiratori di Vico aperti e progressisti, ma ancora legati per vari aspetti alla matrice pariniana e illuministica.
Abbracciato con severo rigore il cattolicesimo (1827) e distaccatosi dalla socialità mondana, rimise mano, o per meglio dire riscrisse, i trattati che aveva pensato di pubblicare senza successo in Francia, tentando di combinare l’ideologia con i principi della fede; e a un orizzonte scopertamente confessionale sono da ricondurre le altre sue opere cui lavorò nell’ultimo periodo di vita.
Ritiratosi a Crema nei suoi possedimenti familiari, vi morì nel 1841.
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[1] Joseph-François Michaud (Albens, 1767 – Passy, 1839), storico e giornalista di fede monarchica e simpatie borboniche, nel 1796 divenne curatore de La Quotidienne, per il quale venne arrestato, riuscendo però a fuggire dal carcere. Le sue simpatie per i Borboni lo portarono a una breve carcerazione nel 1800; alla sua liberazione abbandonò temporaneamente il giornalismo e cominciò a scrivere e a curare libri. Nel 1811 pubblicò il primo volume delle sue Histoire des Croisades e anche il primo volume della sua Biographie Universelle. Nel 1813 venne nominato membro dell’Académie française.
