1) LINEA BIOGRAFICA – 2) SETTEMBRINI CRITICO – 3) INTERESSI LETTERARI E PASSIONE POLITICA – 4) LE RICORDANZE DELLA MIA VITA
Interessi letterari e passione politica
Luigi Settembrini si configurò essenzialmente come uomo di lettere e studioso, sebbene non come intellettuale appartato e disimpegnato. In lui, l’interesse politico si sviluppò in stretta connessione con la vocazione letteraria, quasi quale sua naturale conseguenza. Non mostrò mai una propensione per la politica intesa in senso esclusivamente pragmatico o istituzionale; pur partecipando ad attività cospirative nell’ambito di società segrete – tra cui la «Giovane Italia» fondata dal socialista calabrese Benedetto Musolino – egli rimase prevalentemente uno scrittore più che uno storico di professione, un critico più che un teorico politico o un uomo d’azione.
Le matrici della sua formazione culturale affondano nell’Illuminismo e si fondano su una salda fiducia nel progresso e nella scienza. Di chiara ascendenza illuministica risultano tanto le sue invettive anticlericali quanto la concezione della storia quale processo di emancipazione dalla barbarie. In tale prospettiva, l’istruzione popolare e la “diffusione dei lumi” assumono un ruolo centrale quali strumenti privilegiati di riscatto civile e morale dei popoli. Come gli illuministi, Settembrini manifesta una profonda fiducia nel trionfo della ragione e nell’efficacia pedagogica della parola scritta; a ciò si riconducono le numerose lettere aperte, proteste e opuscoli polemici composti in occasione dei momenti più drammatici della storia contemporanea.
Tra queste opere cosiddette minori — molte delle quali rimasero manoscritte e furono in seguito giudicate con severità dallo stesso autore — si distingue la Protesta del Popolo delle Due Sicilie (1847), pamphlet di impianto polemico più che propriamente storiografico. In esso viene delineato, con vigore argomentativo, un quadro delle condizioni di miseria e corruzione del Mezzogiorno sotto il governo borbonico. Settembrini vi assume il ruolo di portavoce delle sofferenze popolari, raccogliendo idealmente la protesta di masse anonime oppresse da un potere dispotico e inefficiente, individuato quale causa primaria dei mali meridionali. Sebbene l’impianto teorico dell’opera – debitore di suggestioni giacobine e illuministiche, sullo sfondo delle quali si colloca l’esperienza dei giacobini napoletani della rivoluzione del 1799 – possa apparire legato al contesto storico di elaborazione, e talora persino in ritardo rispetto alle dinamiche politiche coeve, la forza espressiva e l’intenso senso di umanità che animano la scrittura conferiscono al testo una perdurante vitalità.
La Protesta, redatta d’impeto in seguito all’episodio del brutale trattamento riservato dal ministro borbonico Del Carretto a una donna del popolo, si nutre di un’indignatio morale che trascende la contingenza polemica. Proprio tale tensione etica, unita all’efficacia retorica di alcune pagine, contribuisce a mantenere vivo l’interesse per l’opera, restituendole un’attualità che supera i limiti della sua originaria circostanza storica.
