LUIGI SETTEMBRINI

1) LINEA BIOGRAFICA – 2) SETTEMBRINI CRITICO – 3) INTERESSI LETTERARI E PASSIONE POLITICA – 4) LE RICORDANZE DELLA MIA VITA

 

Le Ricordanze della mia vita

L’opera più significativa di Luigi Settembrini, non solo per notorietà ma per densità umana e letteraria, è costituita dalle Ricordanze della mia vita, testo nel quale autobiografia, riflessione morale e testimonianza storica convergono in una forma narrativa di notevole compattezza. La genesi dell’opera si colloca all’indomani della liberazione dal carcere borbonico (1859), durante il soggiorno in Inghilterra: un periodo di isolamento e raccoglimento che offrì all’autore la distanza necessaria per una meditazione retrospettiva sulla propria esperienza. Come ha evidenziato Mario Themelly nell’introduzione critica all’opera, la scrittura si configura sin dall’inizio come esercizio di memoria consapevole, non mero accumulo di ricordi, ma ricostruzione ordinata e interpretativa del passato.

La redazione, tuttavia, non ebbe andamento lineare. Interrotta per lungo tempo, essa fu ripresa solo nel 1874, in una fase ormai avanzata della vita dell’autore, e rimase incompiuta: Settembrini riuscì a portare a termine soltanto il primo volume, pubblicato postumo nel 1879 con prefazione di Francesco De Sanctis. Tale prefazione non rappresenta un mero omaggio editoriale, ma un riconoscimento autorevole del valore letterario dell’opera e della statura morale del suo autore. Il secondo volume, edito nel 1880, fu invece composto da altra mano – con ogni probabilità dal figlio Raffaele Settembrini – attraverso la raccolta e l’ordinamento di lettere, memoriali e scritti di diversa provenienza e cronologia, con l’intento di proseguire la narrazione rimasta ferma al 1849. Ne deriva una struttura meno organica, in cui la continuità narrativa cede il passo alla giustapposizione documentaria.

Il primo volume costituisce pertanto il nucleo più autentico e stilisticamente coeso dell’opera. Esso abbraccia gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, la formazione culturale, i primi entusiasmi patriottici, le iniziali esperienze cospirative, il processo e la detenzione. In queste pagine la memoria non si limita a registrare eventi, ma li rielabora alla luce di una coscienza matura che seleziona, interpreta e talvolta trasfigura. La rievocazione dell’infanzia, ad esempio, si carica di un’aura di incanto e di luminosità, quasi a contrapporre la freschezza delle prime esperienze alla durezza delle prove successive. Tuttavia, tale idealizzazione non si risolve in sentimentalismo: essa è piuttosto funzionale alla costruzione di una traiettoria morale, nella quale l’educazione affettiva e intellettuale assume un valore fondativo.

Particolarmente significativa è la rappresentazione della giovinezza, segnata dall’intreccio tra passione politica e fervore culturale. Gli studi, le letture, le amicizie intellettuali vengono rievocati con partecipazione intensa, come momenti di formazione non solo intellettuale ma etica. Anche le “pazzie” giovanili sono reinterpretate in chiave positiva: lungi dall’essere semplici intemperanze, esse diventano espressione di un’energia vitale necessaria alla crescita. In tal modo, Settembrini costruisce un’autobiografia che è al tempo stesso racconto individuale e paradigma di una generazione.

Sotto il profilo stilistico, il testo si distingue per una prosa limpida e sorvegliata, caratterizzata da periodi generalmente lineari, privi di eccessivi artifici retorici, ma capaci di intensificarsi nei passaggi emotivamente più densi. La scrittura, pur radicata in una solida tradizione letteraria, mantiene una vivacità discorsiva che tradisce l’origine orale di molte pagine e la volontà di stabilire un rapporto diretto con il lettore. Nei momenti di maggiore tensione – come nella narrazione del carcere o nella commemorazione del figlio nel Ricordo di Raffaele – la prosa si fa più serrata, talora incalzante, rivelando il polemista energico già noto per scritti precedenti. In tali pagine emergono con forza la partecipazione emotiva e l’indignazione morale, che costituiscono uno dei tratti distintivi della personalità settembriniana.

L’anticlericalismo, costante nella sua produzione, riaffiora anche nelle Ricordanze; esso si inserisce in una visione etica e civile coerente con la formazione illuministica dell’autore. Se talora tale atteggiamento può apparire rigido o unilaterale, nondimeno esso scaturisce da un’esigenza di coerenza morale e di difesa della libertà di coscienza. Più che espressione di ostilità preconcetta, l’invettiva anticlericale si configura come momento di una più ampia battaglia per l’emancipazione civile.

Ridurre l’opera a documento storico, valutandola prevalentemente sulla base di eventuali imprecisioni fattuali, significherebbe fraintenderne la natura. Nelle Ricordanze prevale infatti la dimensione letteraria e morale: Settembrini non ambisce a redigere una cronaca oggettiva, ma a offrire una testimonianza interpretata della propria esperienza. Il centro dell’opera non è l’evento in sé, bensì l’uomo che lo vive e lo rielabora. Da qui deriva quella particolare capacità di “intenerirsi e intenerire”, ossia di trasmettere al lettore una partecipazione emotiva autentica, sorretta da un profondo senso di giustizia e di rispetto per la sofferenza umana.

Esemplari, in tal senso, sono le pagine dedicate all’incontro con la futura moglie, dove l’iniziale stupore, quasi ingenuamente lirico, si intreccia con il riconoscimento della forza morale dimostrata dalla donna nelle avversità; oppure il ricordo del primo bacio, che diviene simbolo della capacità di custodire la felicità come bene interiore, sottratto alle contingenze della storia. Anche nei momenti più drammatici – processi, detenzione, lutti – l’autore conserva la facoltà di cogliere dettagli di bellezza naturale o gesti di solidarietà, elevando il racconto a una dimensione contemplativa che non attenua, ma anzi intensifica, la partecipazione umana.

Non meno rilevante è la componente ironica, frutto di un’arguzia che tempera la gravità degli eventi narrati. L’ironia settembriniana raramente degenera in sarcasmo corrosivo; essa mantiene piuttosto una funzione equilibratrice, segno di una personalità capace di giudicare con fermezza senza rinunciare a un fondo di benevolenza. Anche nella polemica politica permane quella rettitudine morale che lo caratterizza come uomo prima ancora che come scrittore: un cospiratore forse non incline alla dissimulazione, talvolta ingenuo, ma coerente sino al sacrificio personale.

In conclusione, le Ricordanze si impongono come opera in cui autobiografia e coscienza civile si fondono in una sintesi originale. Patriota fervente, liberale e monarchico, Settembrini manifesta al contempo un’attenzione costante per le condizioni di miseria e arretratezza del popolo, inscrivendo la propria vicenda individuale in una più ampia riflessione sul destino collettivo. La fiducia nella libertà quale forza “risanatrice” e la visione di una comunità europea fondata su comuni valori di civiltà testimoniano l’ampiezza del suo orizzonte ideale. In tale prospettiva, l’opera va letta non solo come memoria personale, ma come documento di alta coscienza etica e come espressione significativa della cultura risorgimentale italiana.


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