LUIGI SETTEMBRINI

1) LINEA BIOGRAFICA – 2) SETTEMBRINI CRITICO – 3) INTERESSI LETTERARI E PASSIONE POLITICA – 4) LE RICORDANZE DELLA MIA VITA

 

Settembrini critico

L’opera critica di Luigi Settembrini  trova nelle Lezioni di letteratura italiana il suo esito più organico e sistematico, nonché il luogo privilegiato in cui si manifesta la peculiare saldatura tra esercizio storiografico e militanza civile. Nate dai corsi universitari tenuti presso l’Università di Napoli tra il 1862 e il 1872 e pubblicate in tre volumi tra il 1866 e il 1872, le Lezioni si collocano in un momento cruciale della storia nazionale: quello immediatamente successivo all’Unità, quando la costruzione dello Stato italiano esigeva anche la definizione di una coscienza culturale condivisa. In tale contesto, la storia della letteratura assume per Settembrini una funzione eminentemente pedagogica: non semplice ricognizione del passato, ma strumento di formazione morale e politica del cittadino.

L’ispirazione patriottica costituisce, infatti, l’asse portante dell’intera opera. La tradizione letteraria viene letta come il luogo in cui si è progressivamente elaborata l’identità italiana, spesso in tensione con forze che ne avrebbero ostacolato lo sviluppo. In questa prospettiva si comprende l’adesione convinta al programma delineato da Vincenzo Gioberti nel Del primato morale e civile degli italiani, opera alla quale Settembrini attribuiva una potenza e un’efficacia quasi salvifiche. Il “primato” non è per lui una mera rivendicazione retorica, bensì la riaffermazione di una centralità spirituale e culturale dell’Italia, che la letteratura avrebbe custodito e trasmesso nei secoli. La storiografia letteraria si trasforma così in narrazione di una missione nazionale, in cui il giudizio estetico è costantemente intrecciato a una valutazione etico-politica.

Come osservò lucidamente Francesco De Sanctis, in Settembrini vi sono «due uomini, il letterato e il patriota, così immedesimati, così l’uno nell’altro, che non si possono scindere, senza mutilarlo o fraintenderlo»[1]: la critica non è mai neutrale, ma sempre orientata da una visione del mondo. Questo elemento, lungi dall’essere un limite puramente ideologico, va compreso alla luce della cultura risorgimentale, in cui la letteratura era percepita come forza attiva nella storia. Settembrini concepisce lo scrittore come guida morale e civile, e di conseguenza valuta le opere anche in base alla loro capacità di esprimere istanze di libertà, progresso, autonomia dello spirito.

La struttura delle Lezioni riflette tale impianto teorico. La storia della letteratura è articolata in sette periodi, ciascuno definito da una dominante spirituale: dall’Arte pagana del primo Cinquecento, interpretata come espressione di un umanesimo laico e vitale, al Gesuitismo nella vita italiana, che designa l’età barocca come momento di deviazione e irrigidimento, fino alla Rivoluzione dell’Ottocento, vista come fase di risveglio nazionale. Questa periodizzazione si fonda su uno schema dialettico relativamente rigido, costruito sull’opposizione tra due principi: da un lato la forza laica, progressiva, spesso identificata con l’eredità comunale e con l’autonomia civile; dall’altro il principio clericale, associato a immobilismo e reazione. Le categorie di Guelfi e Ghibellini, di Chiesa e Impero, vengono così riattualizzate in chiave moderna come simboli di un conflitto permanente tra libertà e autorità.

Proprio tale schema interpretativo ha suscitato riserve nella critica successiva. Come ha scritto Natalino Sapegno,  questo criterio storiografico «ha qualcosa di ingenuo e di semplicistico, che rivela i limiti della cultura del Settembrini e gli preclude l’intelligenza di troppe cose e soprattutto del contributo recato dalla Chiesa e dal cristianesimo alla storia e alla civiltà italiana»[2]. La rigidità della tesi rischia talora di appiattire le differenze e di subordinare l’analisi dei testi a una griglia ideologica predefinita. Tuttavia, sarebbe riduttivo liquidare l’opera come semplice documento di un nazionalismo ottocentesco: proprio nelle zone in cui la pressione della tesi si attenua emergono le qualità più autentiche del critico.

È in tali pagine che si rivela quella «garbata sensibilità artistica»[3] messa in luce da Giovanni Getto. Settembrini dimostra una notevole capacità di cogliere la fisionomia individuale degli autori, di restituirne il tono e la specificità stilistica. Le sue analisi dedicate a Luigi Pulci, a Giambattista Marino o a Pietro Metastasio testimoniano un gusto critico capace di superare i pregiudizi correnti e di valorizzare autori a lungo trascurati. In particolare, l’attenzione riservata alla tradizione napoletana rivela un intento di recupero e di integrazione di voci periferiche nel canone nazionale, ampliando così l’orizzonte della storia letteraria.

Un ulteriore elemento qualificante delle Lezioni è lo stile. La prosa di Settembrini si distingue per unità e vivacità: è una scrittura che unisce chiarezza espositiva, tensione argomentativa e gusto narrativo. L’autore non rinuncia a inserti aneddotici, a quadretti di ambiente, a notazioni di costume che animano la trattazione e la sottraggono alla secchezza manualistica. L’arguzia e il tono talora festoso stabiliscono una relazione di prossimità con il lettore, trasformando la lezione accademica in racconto coinvolgente. In tal modo, la storia della letteratura diventa essa stessa opera letteraria, esempio concreto di quella sintesi tra arte e vita che l’autore teorizza.

In conclusione, le Lezioni di letteratura italiana si configurano come un testo emblematico della cultura postunitaria: un’opera in cui la ricostruzione del passato letterario è funzionale alla costruzione dell’identità nazionale. Se il loro impianto ideologico può apparire oggi datato, resta tuttavia indiscutibile il valore storico e critico dell’opera, capace di coniugare passione civile, rigore argomentativo e autentica sensibilità estetica. È in questa tensione tra patriottismo e letteratura, tra giudizio morale e analisi artistica, che risiede la specificità e la duratura rilevanza del Settembrini critico.

***NOTE A TESTO***

[1] De Sanctis Francesco, Luigi Settembrini e i suoi critici, in Nuovi saggi critici, Morano, Napoli, 1872, pag. 245.

[2] Sapegno Natalino, Compendio di storia della letteratura italiana, Vol. III, Dal Foscolo ai Moderni, La Nuova Italia, Firenze, 1981, pag. 102.

[3] Getto Giovanni, Storia delle storie lette­rarie, Bompiani, Milano 1946, pag. 240-241.

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