LA POESIA SENTIMENTALE

1) LA POESIA SENTIMENTALE – 2) GIOVANNI PRATI – 3) ALEARDO ALEARDI

 

Nel quadro della letteratura italiana della prima metà dell’Ottocento, e in particolare nel periodo successivo al 1840, si assiste a una significativa trasformazione delle tendenze poetiche dominanti. In questa fase, mentre le istanze del realismo appaiono attenuarsi e la prima generazione romantica sembra aver progressivamente esaurito la propria spinta propulsiva, si afferma con sorprendente rapidità una nuova modalità espressiva: la cosiddetta poesia sentimentale. Essa si inscrive all’interno di una più ampia inclinazione al patetico, che costituisce uno degli esiti, per certi aspetti secondari e meno fecondi sul piano dell’innovazione estetica, del Romanticismo italiano, fatta eccezione per l’esperienza altamente originale e non assimilabile di Giacomo Leopardi.

Il 1840 rappresenta una data simbolicamente rilevante per l’emergere di questa tendenza: in quell’anno viene infatti pubblicato Edmengarda, poemetto di Giovanni Prati. Sebbene l’opera sia oggi generalmente considerata di valore artistico limitato, essa conobbe all’epoca una diffusione straordinaria, imponendosi come un vero e proprio fenomeno editoriale e culturale. Il successo dell’opera si spiega in larga misura con la sua capacità di intercettare le aspettative di un pubblico, soprattutto giovanile, già formato sulla lettura dei grandi lirici europei, quali Alphonse de Lamartine[1] e Alfred de Musset[2]. In Edmengarda, tale pubblico riconosceva finalmente, in lingua italiana, l’esaltazione dell’individualismo soggettivo, l’intensificazione emotiva e il ricorso insistito al registro lacrimoso e patetico, elementi distintivi di una sensibilità ormai largamente diffusa nel panorama europeo.

Nel tentativo di sistematizzare questa fase, la critica ha spesso fatto ricorso alla definizione di «seconda generazione romantica», includendovi figure quali Giovanni Prati e Aleardo Aleardi. Tuttavia, tale etichetta risulta problematica e, per certi versi, fuorviante, poiché tende ad appiattire sotto un’unica categoria esperienze poetiche tra loro eterogenee, sia per impostazione ideologica sia per qualità formale. Se è vero che entrambi gli autori partecipano di quella temperie sentimentale e patetica che caratterizza il periodo, è altrettanto evidente che le loro opere presentano differenze rilevanti, e che i motivi da essi introdotti troveranno sviluppi più maturi e compiuti soltanto nelle fasi successive della letteratura italiana.

Ciò nondimeno, nel contesto storico-letterario del tempo, Prati e Aleardi finirono per incarnare, agli occhi del pubblico e della critica contemporanea, una forma paradigmatica di Romanticismo, contribuendo a fissarne alcuni tratti distintivi nella percezione collettiva. Non è dunque casuale che proprio contro questa declinazione del Romanticismo si sviluppi, nella seconda metà dell’Ottocento, una vigorosa reazione antiromantica, promossa in particolare da Giosuè Carducci e dal movimento degli Scapigliati. Tale reazione, improntata a un recupero della classicità e a un rifiuto del sentimentalismo considerato eccessivo e artificioso, segna un momento cruciale di ridefinizione dei paradigmi estetici della letteratura italiana postunitaria.

La poesia sentimentale, dunque, rappresenta un passaggio significativo, sebbene non sempre qualitativamente elevato, nell’evoluzione del Romanticismo italiano: essa testimonia il bisogno diffuso di una poesia capace di esprimere l’interiorità e le emozioni individuali, ma al tempo stesso rivela i limiti di una poetica che, nel privilegiare il patetico e l’immediatezza emotiva, rischia di scivolare in forme espressive convenzionali e ridondanti.

*****NOTE AL TESTO*****

[1] Alphonse de Lamartine (1790–1869), figura centrale del primo Romanticismo francese, è autore delle Méditations poétiques (1820), opera che inaugura una lirica intimistica ed elegiaca fondata sull’espressione del sentimento individuale e su una diffusa spiritualità, esercitando una vasta influenza sulla poesia europea dell’Ottocento.

[2] Alfred de Musset (1810–1857), esponente di una fase più problematica del Romanticismo, sviluppa nei suoi testi poetici e narrativi una profonda introspezione psicologica e un senso di disillusione esistenziale; opere come i Nuits e La confession d’un enfant du siècle (1836) riflettono la crisi morale e generazionale della sua epoca.

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