NICCOLÒ TOMMASEO

1) LINEA BIOGRAFICA – 2) LA PERSONALITÀ DI NICCOLÒ TOMMASEO… – 3) IL CULTO MISTICO DELLA PAROLA… – 4) L’OPERA DI NICCOLÒ TOMMASEO…

 

L’opera di Niccolò Tommaseo: unità problematica di una produzione poliedrica

Ricondurre a un disegno unitario la vasta e multiforme opera di Niccolò Tommaseo costituisce un’operazione critica intrinsecamente problematica, poiché la sua produzione si distingue per una straordinaria varietà di generi, registri e ambiti disciplinari, all’interno dei quali si intrecciano costantemente autobiografia e invenzione, riflessione morale e analisi critica, rigore filologico e introspezione psicologica. Tale compresenza non è episodica, ma rappresenta una cifra strutturale della sua scrittura, rendendo spesso difficile attribuire ai singoli testi una fisionomia definita e coerente. Proprio questa tensione tra molteplicità e aspirazione all’unità costituisce uno degli elementi più caratteristici della sua esperienza intellettuale.

In questo quadro, gli scritti politici e storici occupano una posizione di rilievo, non tanto per una sistematicità teorica quanto per la forza etica che li anima. In Dell’Italia (1835), pubblicato a Parigi sotto il titolo fittizio di Opuscoli inediti di fra Girolamo Savonarola per eludere la censura, Tommaseo elabora una diagnosi severa delle condizioni della penisola, individuando nella crisi morale e religiosa le cause profonde della sua debolezza politica. La prospettiva proposta si fonda su un’idea di rigenerazione che non può prescindere da un rinnovamento delle coscienze e da un ritorno ai valori cristiani, anticipando in tal senso alcune istanze del neoguelfismo. Analoga impostazione caratterizza Rome et le monde (1851), in cui, durante il soggiorno in Corsica, l’autore sostiene la necessità per la Chiesa di rinunciare al potere temporale, auspicando un ritorno alla purezza evangelica. In tali opere emerge con chiarezza il tentativo di conciliare fede religiosa e impegno civile, secondo una visione profondamente etica della politica. Diverso, ma complementare, è il caso di Venezia negli anni 1848-49, testimonianza diretta degli eventi rivoluzionari, nella quale il coinvolgimento personale dell’autore conferisce vivacità alla narrazione, ma al tempo stesso ne condiziona l’equilibrio, determinando una prospettiva inevitabilmente soggettiva.

Questa forte componente autobiografica trova piena espressione anche nelle opere di carattere memoriale e confessionale. Le Memorie poetiche (1838) si configurano come una sorta di autobiografia intellettuale, in cui Tommaseo ripercorre la propria formazione letteraria, offrendo un documento prezioso della sua versatilità e delle sue molteplici inclinazioni. Ancora più significativa, per intensità e franchezza, è la scrittura del Diario intimo, in cui l’autore registra senza reticenze le proprie crisi morali, i conflitti interiori e le esperienze di colpa, in particolare durante l’esilio francese. Ne emerge un’immagine dell’io profondamente problematica, segnata da una tensione costante tra aspirazione etica e caduta, tra ideale e realtà, che si riflette in larga parte della sua produzione.

La narrativa, pur presentando esiti diseguali, costituisce un ambito di particolare interesse per la presenza di intuizioni precorritrici. Già nella novella Due baci (1831) si coglie un’attenzione non comune per l’indagine psicologica, mentre opere come Il sacco di Lucca (1838) e Il duca d’Atene (1837) testimoniano l’adesione, seppur problematica, al modello del romanzo storico. In quest’ultimo testo, in particolare, la costruzione dei personaggi appare talora sommaria e il linguaggio volutamente elevato, ma vi si manifesta un interesse innovativo per temi quali la violenza e la sensualità, ancora poco esplorati nella letteratura italiana contemporanea. Il punto più alto della narrativa tommaseana è tuttavia rappresentato da Fede e bellezza (1840), opera che occupa una posizione centrale nella storia del romanzo ottocentesco. Definito dall’autore stesso come «uno sfogo d’affetti osservati e provati, e di sommesse armonie», il libro si configura più come un tessuto lirico e introspettivo che come un romanzo strutturato secondo i canoni del realismo. In esso prevalgono confessioni, riflessioni e stati d’animo, mentre la dimensione narrativa risulta frammentata e priva di una rigorosa unità compositiva. Proprio questa caratteristica ne determinò inizialmente una ricezione critica incerta, incapace di coglierne la novità; solo in epoche successive, alla luce delle esperienze decadenti e novecentesche, si è riconosciuta la modernità dell’opera, anticipatrice di forme narrative fondate sulla memoria, sull’interiorità e sulla centralità della coscienza.

Accanto alla produzione letteraria in senso stretto, l’attività filologica ed erudita di Tommaseo rappresenta un contributo di primaria importanza. Le sue traduzioni dai classici e dai testi biblici, così come le edizioni critiche, testimoniano una competenza linguistica eccezionale, ma è soprattutto nell’ambito lessicografico che egli raggiunge risultati di straordinario rilievo. Il Dizionario dei sinonimi e, soprattutto, il monumentale Dizionario della lingua italiana, pubblicato a Torino tra il 1861 e il 1879 e completato, dopo la lettera S, sotto la direzione di Bernardo Bellini, costituiscono opere fondamentali per lo studio della lingua. In esse si riflette una concezione dinamica e storica del linguaggio, inteso come organismo vivo, capace di esprimere la complessità dell’esperienza umana.

Non meno significativa è l’attività saggistica e critica, nella quale Tommaseo manifesta una notevole acutezza analitica. Il commento alla Divina Commedia (1837) si distingue per la ricchezza delle osservazioni linguistiche e per la capacità di cogliere aspetti psicologici e affettivi dell’opera dantesca, privilegiando un approccio puntuale e non sistematico. A questa si affiancano i saggi raccolti nella Storia civile nella letteraria (1872), dedicati in particolare alla cultura del Seicento e del Settecento, nonché numerosi articoli pubblicati su riviste come l’«Antologia», nei quali egli partecipa attivamente al dibattito sulla storiografia letteraria, contribuendo al rinnovamento degli studi.

Infine, la produzione poetica rappresenta il nucleo più autentico e profondo della sua esperienza artistica. Fin dalle Confessioni (1836) emerge una poesia fortemente autobiografica, segnata da un’intensa tensione religiosa e da una costante introspezione. Nelle liriche successive, raccolte nelle Poesie (1872), si assiste a un’evoluzione verso temi più universali, in cui la riflessione individuale si apre a una visione cosmica dell’esistenza. Particolarmente significativa è l’idea di un universo animato da una vita intima e latente – espressa emblematicamente, appunto, nella lirica Vite latenti – dalla quale, come osserva Mario Puppo, scaturisce «una poesia pervasa di profondo sentimento religioso, percorsa dall’ansia di abbracciare con lo spirito e di stringere nella parola la varietà infinita della vita universale: poesia ardua, nella quale l’originalità e il vigore del motivo ispiratore non sempre trovano una risoluzione espressiva pienamente adeguata, ma dove s’incontrano anche risultati stupendi. Liriche come Altezze, A una foglia, Lo spazio ed altre sono senza dubbio fra le più alte della poesia italiana dell’Ottocento»[1].

Nel suo complesso, l’opera di Tommaseo si presenta dunque come un organismo aperto e irregolare, attraversato da una tensione continua tra dispersione e aspirazione all’unità. La difficoltà di costruire sistemi compiuti e architetture narrative organiche non deve essere interpretata come un limite puramente negativo, ma come il segno di una personalità intellettuale inquieta, protesa verso una sintesi che rimane costantemente incompiuta. È proprio in questa tensione irrisolta che si manifesta la modernità della sua opera, capace di anticipare sviluppi successivi della letteratura europea e di occupare una posizione singolare nel panorama dell’Ottocento italiano.

*****NOTE AL TESTO*****

[1] Puppo Mario, Niccolò Tommaseo, in I minori, Marzorati, Milano, 1961, pag. 2544.


La versione stampabile dell’articolo è scaricabile da qui: «APPUNTI DI LETTERATURA ITALIANA: IL PRIMO OTTOCENTO»

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