1) LINEA BIOGRAFICA – 2) DE SANCTIS CRITICO E SCRITTORE – 3) L’«ARTE COME FORMA» NEL PENSIERO ESTETICO DI FRANCESCO DE SANCTIS – 4) SAGGI E STUDI – 5) LA STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA – 6) SCRITTI AUTOBIOGRAFICI
L’«arte come forma» nel pensiero estetico di Francesco De Sanctis
Per quanto concerne la riflessione estetica di Francesco De Sanctis, la fase iniziale del suo percorso teorico si colloca entro un orizzonte dichiaratamente hegeliano. Egli si emancipò tuttavia in tempi relativamente rapidi tanto dalle rigidità del purismo quanto dagli schematismi di una critica formalistico-retorica, mostrando fin da subito un’insofferenza per ogni riduzione dell’opera letteraria a mero esercizio di stile o a meccanica applicazione di precetti. Se, in un primo momento, l’influsso di Georg Wilhelm Friedrich Hegel risultò determinante, progressivamente il critico maturò un distacco da una dottrina che, prospettando il superamento dell’arte nella filosofia, finiva per subordinarla a un processo speculativo in cui essa si configurava come manifestazione transitoria e progressiva dell’Idea. Troppo radicata era in lui la convinzione dell’autonomia della poesia perché potesse accogliere una simile impostazione gerarchica.
In una seconda fase, il suo orientamento si avvicina a posizioni di matrice manzoniana, riconoscibili nella concezione dell’arte quale «ideale calato nel reale». Tale prospettiva, sviluppatasi compiutamente negli anni dell’insegnamento zurighese, approda a una forma di romanticismo realistico, in cui l’istanza ideale si coniuga con una vigorosa attenzione alla concretezza storica. Secondo una formula critica ormai consolidata, si può dunque distinguere una fase hegeliana – hegeliana nelle dottrine e leopardiana nell’atteggiamento morale – seguita da una fase manzoniana-realista, fino alla piena maturazione di una posizione propriamente desanctisiana, autonoma e originale.
Francesco De Sanctis non pervenne mai a una sistemazione organica e sistematica della propria dottrina estetica; tuttavia, dai suoi scritti è possibile ricavare con chiarezza i nuclei teorici fondamentali, imperniati sul principio dell’«arte come forma». In tale prospettiva, la forma non costituisce un elemento a priori, né un involucro esterno o un semplice ornamento del contenuto; essa non è apparenza sovrapposta, bensì espressione intrinseca e necessaria di un contenuto che vive e opera nella mente dell’artista. Forma e contenuto risultano pertanto inscindibili: la forma è generata dal contenuto, secondo una relazione di corrispondenza organica per cui «tal contenuto, tal forma».
Ne consegue che, nell’analisi dell’opera, il critico non si limita a rilevare strutture formali astratte, ma attraverso la forma stessa ritrova il contenuto, ormai trasfigurato in arte. In questo senso, la critica diviene atto interpretativo capace di cogliere l’unità vivente dell’opera, superando la dicotomia tra natura e arte.
Da tale concezione discende inoltre la strettissima connessione tra letteratura e vita morale, politica e sociale. La storia letteraria, per Francesco De Sanctis, non si configura come mera successione di autori e testi, ma come manifestazione della storia dello spirito e della coscienza nazionale di un popolo. La letteratura diviene così espressione privilegiata della vita storica, luogo in cui si riflettono e si elaborano le tensioni ideali e civili di una comunità, in un intreccio indissolubile tra forma artistica e sviluppo della coscienza collettiva.
