1) LINEA BIOGRAFICA – 2) DE SANCTIS CRITICO E SCRITTORE – 3) L’«ARTE COME FORMA» NEL PENSIERO ESTETICO DI FRANCESCO DE SANCTIS – 4) SAGGI E STUDI – 5) LA STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA – 6) SCRITTI AUTOBIOGRAFICI
Saggi e studi
Gli anni trascorsi a Zurigo rappresentano una fase decisiva nella maturazione dell’attività critica di Francesco De Sanctis, dalla quale prendono forma alcune tra le sue opere più significative. A questo periodo risalgono i Saggi critici, pubblicati nel 1866, che raccolgono studi di ampio respiro dedicati a figure centrali della tradizione letteraria europea e italiana, tra cui Friedrich Schiller, Giacomo Leopardi (con particolare attenzione all’epistolario e alla lirica), e Vincenzo Monti. In questi saggi emerge con chiarezza l’impostazione storicistica della critica desanctisiana, volta a cogliere il nesso profondo tra opera letteraria, personalità dell’autore e contesto storico-culturale.
Di poco successivo è il Saggio sul Petrarca (1869), considerato una delle prove più alte della riflessione teorica di De Sanctis. In quest’opera il critico approfondisce e chiarisce ulteriormente i fondamenti della propria estetica, mettendoli alla prova attraverso un’analisi puntuale delle singole liriche del poeta aretino. Come osserva Carlo Calcaterra, il lavoro sul Canzoniere consente a De Sanctis di definire in modo più rigoroso i princìpi della sua concezione dell’arte e di verificarne concretamente la validità nell’esercizio critico.
Ancora maggiore fortuna incontrarono i Nuovi saggi critici, pubblicati nel 1872, che segnano un ulteriore consolidamento del metodo desanctisiano. La raccolta comprende studi fondamentali su autori come Dante Alighieri, Ugo Foscolo, nuovamente Leopardi, Francesco Guicciardini, fino ad aprirsi alla letteratura europea contemporanea con l’analisi dell’opera di Émile Zola. In tali saggi la critica letteraria si configura sempre più come interpretazione storica e morale della letteratura, intesa quale espressione vitale di un’epoca.
Dopo la morte di De Sanctis videro la luce numerose opere postume che contribuirono a completare e sistematizzare il suo lascito intellettuale. Tra queste si ricordano lo Studio su Giacomo Leopardi (1885), gli Scritti critici (1886) e soprattutto La letteratura italiana nel secolo XIX (1897). Quest’ultimo volume raccoglie le lezioni universitarie trascritte e ordinate dal suo allievo Francesco Torraca e offre una vasta ricognizione della cultura e della letteratura dell’Ottocento italiano, con approfondimenti su Alessandro Manzoni, Cesare Cantù[1], Antonio Rosmini, Vincenzo Gioberti, Giuseppe Mazzini, Giovanni Berchet e Pietro Colletta. L’opera costituisce una sintesi matura della visione desanctisiana della letteratura come coscienza storica della nazione e come forma privilegiata di elaborazione civile e morale.
***NOTE AL TESTO***
[1] Cesare Ambrogio Cantù (Brivio, 1804 – Milano, 1895) fu deputato al parlamento dal 1860 al 1867 e il fondatore dell’Archivio storico lombardo. Storico, narratore e divulgatore molto letto nell’Italia dell’Ottocento, Cantù svolse un ruolo significativo nella formazione della coscienza storica nazionale. Le sue opere, in particolare di carattere storico e morale, mirano a offrire una lettura organica e accessibile del passato italiano, spesso con intenti pedagogici. Fu autore di numerosi romanzi (tra i quali spicca Margherita Pusterla), di saggi storici e di storiografia letteraria.
