FRANCESCO DE SANCTIS

1) LINEA BIOGRAFICA – 2) DE SANCTIS CRITICO E SCRITTORE – 3) L’«ARTE COME FORMA» NEL PENSIERO ESTETICO DI FRANCESCO DE SANCTIS – 4) SAGGI E STUDI – 5) LA STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA6) SCRITTI AUTOBIOGRAFICI

 

Linea biografica

Francesco De Sanctis nacque il 28 marzo 1817 a Morra Irpino (Avellino), allora parte del Regno delle Due Sicilie. Proveniente da una famiglia di piccoli proprietari terrieri di modeste condizioni economiche (il padre, Alessandro, era avvocato), venne mandato a studiare a Napoli, nei primi anni Trenta dell’Ottocento, presso uno zio paterno, Don Carlo De Sanctis, titolare di una stimata “scuola di lettere” (un ginnasio privato). A Napoli entrò in contatto con l’ambiente culturale della capitale borbonica, caratterizzato da un vivace dibattito linguistico e letterario ma ancora fortemente condizionato da impostazioni accademiche tradizionali. A diciott’anni dovette interrompere lo studio del diritto, universalmente coltivato dal mondo intellettuale napoletano, per una grave malattia dello zio e provvedere a mantenersi da sé dedicandosi all’insegnamento. Proseguiva intanto gli studi letterari alla scuola del marchese Basilio Puoti[1], centro del purismo linguistico meridionale. Qui acquisì una solida preparazione filologica e una conoscenza approfondita della tradizione letteraria italiana. Tuttavia, già negli anni della formazione manifestò un progressivo distacco dal purismo, che giudicava incapace di cogliere la dimensione storica e spirituale dell’opera letteraria.

Divenuto ben presto collaboratore del Puoti, aprì in seguito una propria scuola privata (la scuola del «Vico Bisi», ricordata tanti anni più tardi in una felice pagina autobiografica). Le scuole private, assai numerose a Napoli, rappresentavano dei veri cenacoli di educazione morale, civile e patriottica, ed erano l’unico veicolo per la diffusione di una cultura moderna.

A partire dagli anni Quaranta, De Sanctis avviò un’intensa attività di insegnamento privato a Napoli, prima come precettore e poi come docente in scuole private di alto livello. In questo periodo tenne corsi di letteratura italiana, latina e di estetica, guadagnandosi rapidamente una reputazione di insegnante innovativo e carismatico. Parallelamente, ottenne incarichi ufficiali presso istituti pubblici ed insegnando letteratura italiana e retorica in scuole secondarie del Regno delle Due Sicilie: ottenne prima una cattedra a San Giovanni di Carbonara e fu poi nominato professore nel Collegio militare della Nunziatella, una delle istituzioni educative più prestigiose di Napoli. Queste esperienze didattiche furono decisive: la pratica dell’insegnamento orale, fondata sull’interpretazione viva dei testi, contribuì alla formazione del suo metodo critico, centrato sull’unità di forma e contenuto e sull’idea di poesia come espressione integrale della vita spirituale.

L’attività intellettuale di De Sanctis si intrecciò precocemente con l’impegno politico. Convinto sostenitore delle istanze liberali e nazionali, partecipò attivamente ai moti del 1848 nel Regno delle Due Sicilie, schierandosi contro il regime borbonico. Dopo il fallimento delle rivoluzioni, divenne oggetto di sorveglianza da parte della polizia politica. Nel 1850 fu arrestato con l’accusa di cospirazione e condannato a una lunga detenzione. Trascorse circa due anni nel carcere di Castel dell’Ovo a Napoli, in condizioni di forte isolamento. L’esperienza del carcere ebbe un ruolo cruciale nella sua maturazione intellettuale: privato dei libri, De Sanctis rielaborò interiormente le proprie conoscenze, approfondendo soprattutto la filosofia idealistica, in particolare Hegel, che divenne un riferimento centrale del suo pensiero. Dopo la scarcerazione, nel 1853, gli fu imposto l’esilio. Si trasferì quindi dapprima a Torino dove visse insegnando in un collegio fem­minile e tenendo un corso di lezioni su Dante (1854-55) e successivamente a Zurigo (1855), dove iniziò una nuova fase della sua carriera.

A Zurigo, De Sanctis ottenne la cattedra di letteratura italiana presso il Politecnico federale. Qui svolse un’intensa attività didattica rivolta a un pubblico internazionale, che lo costrinse a sistematizzare il proprio pensiero e a collocare la letteratura italiana in una prospettiva europea. Le lezioni zurighesi rappresentano un momento di svolta: in esse prende forma compiuta la sua concezione storicistica della letteratura, intesa come sviluppo organico dello spirito di una nazione. L’esperienza dell’esilio, lungi dall’essere marginale, contribuì in modo decisivo alla maturazione della sua critica, rafforzandone il carattere teorico e comparatistico. Furono anni fecondi di studi su Manzonì, Petrarca, Leopardi; anni in cui matura la sua adesione al programma di Cavour.

Con la caduta del regime borbonico e la spedizione dei Mille, De Sanctis rientrò in Italia nel 1860. Fu chiamato a Napoli, dove ottenne la cattedra di letteratura italiana presso l’Università di Napoli, incarico che mantenne a lungo e che lo consacrò come il massimo critico letterario italiano del tempo. Le sue lezioni universitarie, spesso affollatissime, esercitarono un’influenza profonda su generazioni di studenti e intellettuali. Parallelamente all’insegnamento universitario, svolse un’intensa attività pubblicistica e critica, culminata nella pubblicazione della Storia della letteratura italiana (1870–1871). Quest’opera rappresenta la sintesi della sua esperienza di docente, critico e pensatore: una ricostruzione della tradizione letteraria italiana come processo storico unitario, guidato dalla progressiva emersione della “poesia” intesa come vita spirituale autentica.

Accanto all’attività accademica, De Sanctis svolse una intensa e continuativa carriera politica. Fu eletto deputato al Parlamento del Regno d’Italia in più legislature, schierandosi nell’area della Sinistra storica. In questo ruolo intervenne con frequenza sui temi dell’istruzione, della cultura e dell’organizzazione dello Stato unitario. Ricoprì per due volte la carica di ministro della Pubblica Istruzione: una prima volta nel 1861, nel governo Cavour, e una seconda volta tra il 1878 e il 1879. Durante i suoi mandati si impegnò nella riorganizzazione del sistema scolastico nazionale, sostenendo una scuola pubblica laica, centralizzata e fondata sullo studio della lingua e della letteratura italiana come strumenti di unificazione culturale e morale del paese.

Negli ultimi anni della sua vita, pur segnato da problemi di salute, De Sanctis continuò a insegnare all’Università di Napoli e a intervenire nel dibattito politico (dalla politica si era ritirato nel 1881) e culturale nazionale. Morì a Napoli il 29 dicembre 1883.

***NOTE AL TESTO***

[1] Basilio Puoti (1782–1847) fu un importante linguista e filologo dell’Italia preunitaria, esponente di primo piano del purismo linguistico ottocentesco. Operò principalmente a Napoli, dove fondò una rinomata scuola privata di lingua e stile, dedicata allo studio rigoroso dei modelli trecenteschi (Dante, Petrarca e Boccaccio) e alla difesa della purezza dell’italiano contro neologismi e influenze straniere. La sua attività non si espresse tanto attraverso opere teoriche sistematiche, quanto attraverso un’intensa pratica didattica e filologica. Puoti si dedicò alla revisione linguistica e stilistica di testi altrui, esercitando una funzione di severo correttore e consigliere, e contribuì alla diffusione di un modello normativo della lingua che ebbe grande influenza nella cultura napoletana e meridionale dell’Ottocento. La sua autorità derivava soprattutto dal magistero personale e dalla competenza filologica, più che dalla produzione di trattati.

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