1) IGINO UGO TARCHETTI – 2) CAMILLO BOITO – 3) GIOVANNI FALDELLA – 4) GIOVANNI CAMERANA – 5) VITTORIO IMBRIANI – 6) CARLO DOSSI
Giovanni Camerana
Giovanni Camerana nacque a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, il 4 febbraio 1845, da una famiglia della media borghesia piemontese. Seguendo la tradizione familiare, fu destinato alla magistratura: dopo alcuni anni trascorsi a Milano in seguito al trasferimento del padre, si iscrisse all’Università di Pavia, dove entrò in contatto con l’ambiente degli scapigliati lombardi e strinse amicizia soprattutto con Arrigo Boito e Emilio Praga. Tornato a Torino, si laureò in giurisprudenza nel 1868 e intraprese la carriera giudiziaria, che lo avrebbe condotto fino alla carica di procuratore generale di Cassazione. Morì suicida con un colpo di pistola, a Torino, il 2 luglio 1905.
Accanto alla rigorosa attività professionale, Camerana mantenne tuttavia rapporti costanti con gli ambienti artistici e letterari torinesi e milanesi. Fu un lettore attento della letteratura italiana e francese e seguì anche le esperienze contemporanee inglesi e tedesche. La sua poesia rimase però affidata quasi interamente alla circolazione su periodici: nessuna raccolta fu pubblicata durante la sua vita, probabilmente per la riservatezza dell’autore e anche per la sua posizione professionale. I suoi versi apparvero, spesso anonimi o sotto pseudonimo, su riviste e giornali quali la Rivista Minima, la Rivista Contemporanea, le Serate italiane, la Gazzetta del Popolo, l’Eco del Santuario d’Oropa e il Campo. Proprio su quest’ultimo periodico comparvero ben trentasette poesie nel luglio del 1905, poco dopo la morte del poeta. Una prima raccolta postuma, Versi, con prefazione dello scultore Leonardo Bistolfi[1], fu pubblicata nel 1907; seguirono Poesie, curate dal Flora, nel 1956, e un’ulteriore raccolta con lo stesso titolo nel 1968.
L’attività poetica di Camerana, iniziata intorno al 1860 con il Frammento di un carme sulla Passione, si sviluppò dunque nell’arco di circa quarantacinque anni, senza tuttavia tradursi in un’organica sistemazione editoriale da parte dell’autore. Il suo nome è strettamente legato alla Scapigliatura soprattutto per i rapporti personali con gli ambienti milanesi e torinesi e per alcuni aspetti della sua formazione. La sua poesia, tuttavia, presenta caratteri propri e non può essere ricondotta interamente alla poetica scapigliata. Anche quando assume motivi realistici o temi derivati dalla cultura contemporanea, Camerana li sottopone a un processo di elaborazione letteraria e li trasforma attraverso una sensibilità fortemente personale.
Una delle caratteristiche più evidenti della sua poesia è infatti la dimensione visiva. Gli esordi sono segnati da componimenti brevi, spesso costruiti come rapide impressioni di paesaggi o di situazioni, talvolta ridotti a poche strofe o a una semplice quartina. Il paesaggio diventa così uno dei principali strumenti della sua espressione poetica: campagne, montagne, cieli, tramonti e scorci naturali sono colti attraverso immagini essenziali e immediate. Non si tratta però di una descrizione puramente oggettiva, perché il dato naturale tende a riflettere uno stato d’animo e ad assumere quindi una funzione simbolica. Il paesaggio esterno diventa, in questo modo, una sorta di proiezione della sensibilità del poeta.
Questa attenzione per l’immagine avvicina la poesia di Camerana a una sensibilità impressionistica, intesa soprattutto come capacità di fissare rapidamente una percezione, un’atmosfera o un particolare visivo. La brevità dei testi contribuisce a questo effetto: invece di sviluppare ampie costruzioni narrative o argomentative, il poeta concentra spesso l’espressione su un’immagine destinata a suscitare una precisa impressione nel lettore. La sua poesia tende pertanto a privilegiare la percezione e l’atmosfera rispetto allo sviluppo discorsivo del pensiero.
La «pittoricità» di Camerana non va tuttavia intesa soltanto come riproduzione della natura. Essa è anche una forma di cultura figurativa consapevole: il poeta guarda alla pittura come a un modello di organizzazione dell’immagine e mostra una particolare attenzione per le arti visive, testimoniata anche dalla sua attività di critico d’arte sulla rivista L’arte in Italia. La scelta dei soggetti, il modo di costruire le immagini e l’attenzione per la luce e per le variazioni atmosferiche rivelano così una sensibilità che si colloca al punto d’incontro tra esperienza letteraria e cultura figurativa.
Nel corso degli anni, tuttavia, questa ricerca tende a perdere la freschezza impressionistica degli esordi e ad assumere forme più elaborate e artificiose. Nella produzione più tarda emergono infatti elementi di estetismo e una sensibilità riconducibile anche alla cultura liberty e, in parte, alla suggestione dannunziana. Il dato naturale e l’immagine vengono allora sottoposti a una maggiore elaborazione formale e simbolica, mentre si accentua la componente letteraria della poesia.
Il carattere appartato della sua produzione e la sua stessa riluttanza a pubblicare raccolte organiche hanno contribuito a mantenere Camerana ai margini della scena letteraria contemporanea. La sua poesia, nondimeno, costituisce una testimonianza significativa delle trasformazioni della lirica italiana tra Scapigliatura e primo Novecento. Più che per l’ampiezza della produzione o per l’elaborazione di una poetica sistematica, Camerana si distingue per la particolare attenzione all’immagine, per la centralità del paesaggio e per il rapporto tra percezione visiva e stato d’animo. In questa ricerca, ancora legata per alcuni aspetti alla cultura scapigliata ma aperta alle successive esperienze estetiche, si riconosce il carattere più originale della sua poesia.
***NOTE AL TESTO***
[1] Leonardo Bistolfi (Casale Monferrato, 1859 – La Loggia, 1933) fu uno dei principali scultori italiani tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Legato inizialmente alla cultura del simbolismo e del decadentismo, sviluppò una produzione caratterizzata da forme eleganti e sinuose e da una particolare attenzione al tema della morte, del dolore e della memoria. Fu autore soprattutto di monumenti funerari e commemorativi, nei quali la figura umana e gli elementi naturali assumono spesso un significato simbolico. La sua opera si colloca tra il simbolismo europeo e il Liberty italiano.
