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Marco Michelini | 13 ottobre 2010

Poesia e virtù che manifesta
E stringe il vero in simboli profondi;
È fuoco sacro sull’altar di Vesta,
Luce di tempi, sinfonia di mondi.
                   (Arturo Graaf – CONSIGLI A UN POETA GIOVANE – XI)

Accade molto spesso che i concetti di letteratura e di poesia vengano tra loro confusi e considerati equivalenti; in realtà essi sono ben distinti e come tali vanno tenuti se non si vuole incorrere in errori grossolani. Rispetto a quello di poesia il concetto di letteratura è più ampio, e quindi più generico: accanto ai testi poetici, che non hanno un significato necessariamente e realmente compiuto (o meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia, mentre l’altra parte non è verbale ma emotiva), essa ne commprende altri che nascono da un proposito di ragionamento e di riflessione, quindi – per semplificare – dal desiderio di commuovere, persuadere, esortare, satireggiare, ecc., o anche, dall’istintiva esigenza di sfogo personale.

Va inoltre detto che la storia della letteratura considera sia gli scrittori che appartengono in senso stretto alla storia della poesia, ma anche molti tra quelli che per il contenuto delle loro opere sembrano piuttosto appartenere alla storia della filosofia, della scienza o delle dottrine politiche. In altre parole, il concetto di storia della letteratura tende a coincidere con quello, ancora più generico, di storia della cultura; e se ne differenzia solamente poiché, nell’analisi di un materiale che può sembrare a prima vista alquanto eterogeneo, la storia letteraria circoscrive l’ambito delle sue competenze dedicandosi ad esaminare, non tanto il contenuto – sia esso teorico, pratico, autobiografico, ecc. – dei testi extra poetici, quanto il loro aspetto formale, lo strumento espressivo che li accomuna (anche solo parzialmente) alle opere di poesia.

Naturalmente l’elemento comune è costituito dal linguaggio, che assume diverse connotazioni a seconda che lo si consideri come strumento della conversazione quotidiana, della scienza, dell’oratoria o della stessa poesia, ma che rimane pur sempre il medesimo nella sua funzione e nella sua qualità di mezzo espressivo. Neppure le peculiari differenze che esistono fra il linguaggio scritto e quello parlato, tra il linguaggio filosofico o quello scientifico, possono impedire che tra i diversi piani dell’uso linguistico venga ad attuarsi un continuo scambio, e che tutti i “linguaggi specializzati” facciano richiamo ad un fondo comune, senza il quale verrebbe a mancare la possibilità stessa della comunicazione e della comprensione reciproca.

Oggetto specifico della storia letteraria – che viene a coincidere con quello della filologia, della storia della lingua, della storia delle poetiche e della stilistica – è dunque lo studio delle trasformazioni e dello sviluppo del linguaggio, in quanto esso si determina volta per volta in un sistema di forme, in un complesso di procedimenti tecnici, in un distintivo atteggiamento del gusto, e si riflette in una retorica e in una concezione, implicita o esplicita, dell’arte. È chiaro quindi che la storia della letteratura attinge il suo pieno significato e il suo valore solo in quanto, caso per caso, si risolve in storia individualizzante delle singole opere letterarie, e più specialmente di quelle in senso stretto poetiche. Queste ultime per altro richiedono, per essere veramente intese, di venire analizzate nei loro elementi formali, di essere riportate nel quadro di una tradizione di istituti linguistici e retorici, e – più in generale – in un clima storico e culturale chiaramente definito. Tutte le opere poetiche – e ciò vale ancor più per quelle più grandi e significative, nelle quali sembra riassumersi la coscienza profonda di un’epoca – non si capiscono se non in rapporto con la cultura del loro tempo. Anche gli eventi artistici, insomma, come del resto tutti i fatti in cui si sviluppa la dialettica della vita spirituale, non costituiscono una sorta di realtà indipendente, con una sua evoluzione autosufficiente, ma vivono e si evolvono nella totalità del processo storico. Per questo motivo la storia letteraria si richiama continuamente a tutta la storia, anzi – sebbene sia detrminata secondo una particolare prospettiva e sulla base di una serie specifica e circoscritta di documenti – essa stessa è storia della civiltà umana nel suo complesso.

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