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Marco Michelini | 21 dicembre 2010

   Shall I compare thee to a Summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And Summer’s lease hath all too short a date:
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimm’d,
And every fair from fair sometime declines,
By chance, or nature’s changing course untrimm’d:
But thy eternal Summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou ow’st,
Nor shall Death brag thou wander’st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow’st,
   So long as men can breathe or eyes can see,
   So long lives this, and this gives life to thee.

 
   A un dì d’Estate ti dovrò eguagliare?
Tu sei più mite, tu sei più avvenente:
del Maggio i bocci i venti fan tremare
e ’l durar dell’Estate è men che niente.
Troppo talor l’occhio del cielo splende
e spesso un velo ’l suo bel volto oscura,
e l’astro alfin d’ogni beltà discende,
causa la sorte o ’l corso di natura.
Ma la tua Estate non potrà svanire,
né di bellezza ’l serto perderai,
né Morte mai d’averti potrà dire,
ché in versi eterni sempre crescerai.
   Sin che respir gli uomini e vista avranno,
   vivran mie rime e vita a te daranno.

 

[N.B.: questo articolo è parte di una traduzione completa dei “Sonetti” di W. Shakespeare che è disponibile integralmente nell’area riservata]

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