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Marco Michelini | 14 aprile 2015

Francesco di Neri di Ranuccio nacque a Barberino Val d’Elsa nel 1264. Nel 1304 conseguì a Bologna il titolo di notaio, esercitando la professione prima a Bologna e poi dal 1297 a Firenze. Verso il 1303 prese in moglie una donna il cui nome ci è sconosciuto e dalla quale ebbe cinque figli. Esule da Firenze dal 1304 in quanto ghibellino, viaggiò per il nord d’Italia e la Francia fino ad arrivare a offrire i propri servigi notarili alla corte papale di Avignone, alla corte del re di Francia Filippo il Bello e alla corte di Luigi il Testardo in Navarra. Nonostante questo suo ruolo di consulente legale, ma anche (e sicuramente) di mediatore politico, specie come incaricato di missioni diplomatiche, egli mantenne le sue idee ghibelline. Credendo, infatti, come Dante, che la venuta in Italia dell’Imperatore Arrigo VII (1311) avrebbe riportato l’ordine e la pace nel mondo, indirizzò al sovrano un’epistola latina nella quale questi era salutato come l’inviato di Dio.


 

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Aggiunto anche all’articolo: «Appunti di Letteratura Italiana: Il Trecento»

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