Zoom
Cerca
Marco Michelini | 24 novembre 2010

In memoria di Roberto

 

 

La squilla annunzia che ’l giorno si muore;
l’armento mugghia e snodasi sul prato;
stanco ritorna a casa l’aratore
ed è ’l mondo alla notte e a me lasciato.

 

Ormai vien meno ’l raggio vespertino
e l’aere è avvolto in un silenzio arcano:
s’ode ronzare solo ’l maggiolino
e un tintinnio assonnar l’ovil lontano.

 

E dalla torre d’edera vestita
si duol, col raggio della luna amico,
il gufo, s’altri alla magion romita
s’appressi, a molestar suo regno antico.

 

A piè degli olmi e all’ombra di quel tasso,
dove s’alzano molte erbose glebe,
dorme per sempre, in loco angusto e basso,
del villaggio la rozza e antica plebe.

 

L’aria soave allo spuntar del giorno,
il garrir della rondine sul tetto,
del gallo il canto, o ’l risuonar del corno,
più non li desterà nell’umil letto.

 

Per lor non più arde il fuoco, né una madre
del focolare alle sue cure attende,
né corrono i figlioli in grembo al padre,
facendo a gara a chi più baci prende.

 

Alla lor falce s’è arreso ’l raccolto,
dure zolle col vomere han domato,
lieti i cavalli per il campo han volto,
co’ rudi colpi lor boschi han piegato!

 

Dell’opra loro non rida ’l Superbo,
né di lor gioie e loro sorte oscura;
né ’l Ricco ascolti con sorriso acerbo
dei poveri la storia breve e pura.

 

Quel che per sangue o per poter s’onora,
quanto ricchezza oppur beltà dar possa,
tutto egualmente attende l’ultim’ora:
della gloria ’l sentier guida alla fossa.

 

Né voi, o Alteri, a lor colpa imputate,
se non orna un trofeo l’ossa sepolte,
se non risuonan d’inni le navate,
se gonfie lodi non riempion le volte.

 

Può un’urna incisa o un busto al ver conforme
richiamar l’alma a la sua spoglia ignuda?
Può Onore rianimar cener che dorme,
o l’orecchio blandir di Morte cruda?

 

Giaccion forse in quest’angolo negletto
spirti da ardor divino riscaldati;
Mani che ben lo scettro avrieno retto,
o destato la cetra a carmi alati.

 

Ma la Dottrina non aprì ’l volume
che ’l tempo di sue spoglie ornò e distinse,
tarpò al bell’estro povertà le piume,
del genio ’l fonte con il gelo strinse.

 

Molte gemme purissime e lucenti
entro ai suoi cupi abissi ’l mare asconde;
nascon non visti molti fiori e ai venti
spargono ’l lor profumo in erme sponde.

 

Un Hampden contadino qui, che insorse
e al piccolo tiranno oppose il petto,
o un Milton ignorato, o un Cromwell forse,
giace, del sangue dei fratelli netto.

 

Destare ’l plauso in un Senato attento,
d’onta e di duolo non temer minaccia,
sparger dovizie, e a un popolo contento
legger la storia di lor vita in faccia,

 

vietò loro la sorte, che represse
tanto lor colpe che virtù; ad un trono
di giunger tra i massacri non concesse;
e sbarrò ’l passo alla pietà e al perdono;

 

di celare ’l rimorso al proprio core;
di smorzare ’l pudor nel volto asceso;
di dare a Orgoglio ed a Lussuria onore
d’incenso, al fuoco della Musa acceso.

 

Lontan da lotte e da contese rie,
non disviarono mai dal retto calle,
seguendo le tranquille e ascose vie
della lor dura vita nella valle.

 

Pur a difender da villano insulto
quell’ossa, un segno fral ergesi ancora;
d’incolti versi e rozze forme sculto,
che d’un sospiro ’l breve ossequio implora.

 

I nomi e gli anni la lor Musa, ignara
di dolci carmi e d’elegie, vi segna;
e della Bibbia un motto già prepara,
ch’a morire al villan timido insegna.

 

Chi mai nel velo fosco dell’oblio
questa affannosa e amabil vita avvolse?
Chi mai lasciando ’l dolce aere natio
il guardo addietro in un sospir non volse?

 

Posa l’alma, spirando, in grembo fido;
chiede lacrime pie l’occhio morente;
natura anco da tomba alza ’l suo grido;
nel cener pure ’l fuoco antico è ardente.

 

In quanto a te che, in semplice favella,
narri storia di questi oscuri morti,
se mai spirto a te simile novella
di te vorrà sapere, o di tue sorti,

 

forse un canuto veglio del villaggio
dirà: «Il vedemmo la mattina in fretta
la rugiada solcare, e ’l primo raggio
incontrare del sol su l’alta vetta.

 

Sotto a quel faggio che inclina le fronde
e le bizzarre radici attorciglia,
nel meriggio sostava, attento all’onde
del vicino ruscello che bisbiglia.

 

Fra sé parlando, o con amaro riso,
movea verso quel bosco ’l passo errante,
or pallido per duolo, o mesto in viso,
o pien di cure, o disperato amante.

 

Ma un dì nol vidi in su l’usato clivo,
né lungo l’erta, o al caro albero appresso;
venne poi l’altro dì, ma accanto al rivo
non lo vid’io, né al prato, o al bosco stesso.

 

E ’l terzo dì, con lenta fila e tetra,
portar lo vidi al tempio: or t’avvicina
e leggi, tu che ’l sai, scolpito in pietra,
lo scritto, sotto quell’antica spina.»

 

L’EPITAFFIO

 

Qui dorme, in seno della terra, il frale
d’un giovane a fortuna e a fama ignoto.
Non ne sprezzò ’l Saper l’umil natale,
Melanconia ne fece un suo devoto.

 

Fu generoso e franco, e ’l ciel di ciò
ampia mercede gliene diè: al mendico
quanto poté, una lacrima, donò;
ebbe dal ciel (ciò che bramò) un amico.

 

Or non si cerchi d’evocar quell’opre
onde fu buono, o colpe onde fu rio.
Trepide in speme un denso vel le copre
nel seno del suo Padre, del suo Dio.

 

TESTO INGLESE

Per il Download del file PDF stampabile fare clic qui.

Lascia un commento. Se vuoi che appaia il tuo avatar, devi registrarti su Gravatar

Devi essere collegato per lasciare un commento.