A MIO PADRE

Mi spiace Babbo debbo proprio andare
ti dissi anche se tu non mi sentivi
Sulla porta mi volsi a salutare
ma tu oramai non eri più tra i vivi

Certo in quel letto sfatto e insudiciato
c’era il tuo corpo ancor come un  fagotto
e il tuo respiro corto ed affannato
il gracchiare parea d’un disco rotto

Ma ciò che ti rendeva il mio papà
ciò che ci rende un essere vivente
gesti sorrisi lacrime e bontà
era scomparso ormai completamente

E mentre andavo a casa col magone
col cuore in gola e lacrime negli occhi
non so perché pensassi alla canzone
che narra di profumi e di balocchi.

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