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L. A. Seneca: Lettere a Lucilio – VI

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[1] Intellego, Lucili, non emendari me tantum sed transfigurari; nec hoc promitto iam aut spero, nihil in me superesse quod mutandum sit. Quidni multa habeam quae debeant colligi, quae extenuari, quae attolli? Et hoc ipsum argumentum est in melius translati animi, quod vitia sua quae adhuc ignorabat videt; quibusdam aegris gratulatio fit cum ipsi aegros

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Le “ragioni” di un traduttore

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Ho espresso ampiamente nell’Introduzione alla mia taduzione dei 154 Sonetti di Shakespeare quelle che ne sono state – per così dire – le “ragioni”. E tuttavia, sento oggi il bisogno di aggiungiungere ancora qualcosa ad un discorso fatto quasi un decennio fa. Ho cominciato la traduzione dei Sonetti oltre trent’anni fa, e sono andato avanti

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Una precisazione doverosa

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Recentemente, nei miei “vagabondaggi” sul web, mi sono accorto che spesso le citazioni dal greco antico, parole o brevi frasi, o si trasformano in una sequenza di caratteri incomprensibili o – peggio ancora – vengono malamente traslitterate o trascritte. Per il primo caso, va detto che le sequenze di caratteri incomprensibili derivano dall’obbiettiva difficoltà di

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L. A. Seneca: Lettere a Lucilio – IV

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[1] Persevera ut coepisti et quantum potes propera, quo diutius frui emendato animo et composito possis. Frueris quidem etiam dum emendas, etiam dum componis: alia tamen illa voluptas est quae percipitur ex contemplatione mentis ab omni labe purae et splendidae. [2] Tenes utique memoria quantum senseris gaudium cum praetexta posita sumpsisti virilem togam et in

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L. A. Seneca: Lettere a Lucilio – II

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[1] Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio est: primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et secum morari. [2] Illud autem vide, ne ista lectio auctorum multorum et omnis generis voluminum habeat aliquid vagum et instabile.

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T. Gray: Elegia scritta in un cimitero di campagna

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In memoria di Roberto     La squilla annunzia che ’l giorno si muore; l’armento mugghia e snodasi sul prato; stanco ritorna a casa l’aratore ed è ’l mondo alla notte e a me lasciato.   Ormai vien meno ’l raggio vespertino e l’aere è avvolto in un silenzio arcano: s’ode ronzare solo ’l maggiolino

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J. Keats: Ode su un’urna greca

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I Tu vergine sposa ancora della quiete, Del Tempo lento tu figlia adottiva e del Silenzio, Narratrice silvestre, che esprimer così sai Un fiorito racconto dolcemente più ancor del verso nostro: Quale leggenda ornata di fronde attorno alla tua forma si disvolge, Di deità, di mortali, oppur d’entrambi, Nelle valli d’Arcadia o in Tempe celebrata?

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